Crisi del Golfo e Mondiale 2022: i saldi rapporti fra Cina e Qatar

Un triangolo, che collega Doha, a Barcellona e infine Parigi sta scuotendo gli equilibri calcistici e non solo. Il trasferimento di Neymar al PSG per la cifra record da 222 milioni è destinato a cambiare per sempre le sorti di questo sport, in primis per le modalità con cui sta avvenendo il passaggio del giocatore, in modo da aggirare i paletti del Fair Play Finanziario, a cui dobbiamo aggiungere la componente geopolitica dell’intera operazione che pone il Qatar nuovamente sullo scacchiere internazionale dopo l’isolamento diplomatico dello scorso giugno. Neymar non sarà solo il nuovo attaccante del PSG, ma anche il testimonial dei Mondiali del 2022 ed ora il simbolo dell’assoluta potenza economica dello stato arabo.

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La Cina e la Crisi del Golfo

I recenti sviluppi in Medio Oriente hanno sconvolto quelle che sono le strategie cinesi in quell’area. Lo scorso giugno, un pool di nazioni arabe che comprendono UAE, Saudi Arabia, Yemen, Egitto e Baharain hanno deciso di isolare diplomaticamente il Qatar, accusato di finanziare il terrorismo. Le vere motivazioni dietro questa scelta  riguardano i buoni rapporti che il Qatar intrattiene con l’Iran sciita (alleato cinese), grande rivale nell’area del golfo dell’Arabia Saudita di matrice sunnita.

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L’isolamento diplomatico del Qatar preoccupa notevolmente Pechino e i piani di sviluppo della One Belt One Road oltre agli investimenti infrastrutturali in atto. La Cina dal 2004 sta lavorando ad accordi di libero scambio con la Gulf Cooperation Council, ente che include Qatar e gli stati ad esso avversi. Se i vari membri del GCC non saranno in grado di risolvere le loro divergenze in questo momento di forte tensione, gli accordi con intavolati la Cina potrebbero avere delle gravi ripercussioni. Gli scambi bilaterali fra Cina e Qatar sono molto intensi e sono triplicati dal 2008 al 2013, attestandosi a 11.5 miliardi di dollari secondo quanto riportato da Reuters.

Gli investimenti cinesi in Qatar sono aumentati addirittura del 77.5% e coinvolgono anche le banche, in particolar modo la China Commercial Bank e la Qatar National Bank. Il Fondo Sovrano del Qatar ha recentemente investito in grandi compagnie cinesi, acquistando il 22% della Citic Capital, holding che opera nel settore della finanza e nel Real Estate. Il Qatar inoltre si è notevolmente impegnato per promuovere l’amicizia fra i due paesi: dal 2015 si tiene la fiera del Made in China, con la presentazione di vari prodotti e aziende cinesi agli investitori arabi, mentre nel dicembre 2016, l’ambasciatore cinese in Qatar Li Chen ha ribadito l’importanza delle buone relazioni con il paese arabo e la sua posizione strategica per la One Belt One Road durante la manifestazione China Qatar-Cultural Year.

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Il Mondiale del 2022 e la Stadium Diplomacy

Nel 2014 la Cina ha siglato un accordo da 8 miliardi di dollari per la costruzione di infrastrutture in Qatar, paese in costante crescita da questo punto di vista, in particolar modi in vista dei Mondiali del 2022, che potrebbero rischiare di saltare a causa dell’isolamento diplomatico. Nel processo conosciuto con il nome di Stadium Diplomacy, che ha portato il Governo di Pechino a costruire oltre 160 stadi nel mondo, dal sud est Asiatico, al Centro America, e in particolar modo in Africa, quello del 2022 sarà il primo stadio cinese in un paese del Golfo, costruito dalla China Railway Construction Corporation Limited a Lusail, una piccola cittadina a 12 chilometri a nord di Doha.

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Il Mondiale del 2022 è ancora nelle salde mani del Qatar, ma se la Crisi del Golfo non dovesse risolversi nel breve periodo, esiste la possibilità che il Mondiale sia riassegnato, e in tal senso la Cina si presenta in pole position. Il 14 giugno, il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping ha incontrato Gianni Infantino. I due hanno parlato dell’organizzazione della Coppa del mondo nel paese del dragone nel 2030 oppure 2034, ma non è da escludere che si sia discusso ampiamente anche di Qatar 2022. Intanto, il Qatar, si trova quasi costretto a rinunciare ad ospitare la Coppa del Golfo di dicembre, dato che la crisi e l’isolamento diplomatico ancora permangono.

 

 

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