A che punto è il brand Milan in Cina?

Milan cinese, via alla nuova era. Il closing con la Rossoneri Sport Investment Lux ha finalmente prodotto la tanto attesa fumata bianca. Fininvest ha incassato 520 milioni di euro per la cessione del club. A questi si aggiungono altri 100 milioni per coprire i costi di gestione dallo scorso luglio e i 220 di debiti da rinegoziare con le banche. Inoltre, nel prossimo triennio, i nuovi proprietari dovranno versare 250 milioni per interventi di ricapitalizzazione e rafforzamento del Milan. Totale dell’operazione: 1090 milioni di euro. In molti si sono chiesti se l’erede di Silvio Berlusconi, Yonghong Li, sia in grado di dare un futuro roseo al Diavolo. Che intenzioni ha l’imprenditore asiatico? Ma soprattutto, c’è la possibilità di espandere il brand Milan nelle immense lande cinesi, con annessi importanti ritorni economici per club e dirigenza?

QUESTIONE DI BRAND

La risposta immediata che possiamo a dare al quesito è sì. Dobbiamo però fare delle importanti puntualizzazioni in merito. Il Milan, a differenza di altre società europee – tra cui Inter e Juventus – non ha academy in Cina. Di tanto in tanto vengono organizzati dei football camp rossoneri, dove un privato solitamente paga una fee alla società rossonera, che invia così alcuni allenatori per monitorare le attività in programma. Dunque, non esistono ancora partnership ufficiali tra Milan e club cinesi, al contrario di quanto fatto negli ultimi anni da altri club. Alcuni esempi? Colonia e Liaoning, Real Madrid e Guangzhou, Eintracht Francoforte e Beijing Enterprises o, meglio ancora, Inter e Pechino Baiy, la scuola calcio statale alle dipendenze della Repubblica Popolare Cinese con cui hanno collaborato anche Bolton e Ado Den Haag. A onor di cronaca bisogna ricordare che nel 2012 fu stipulato un accordo commerciale tra Guangzhou e Milan, ma tra le due società non accadde niente di particolarmente rilevante. Insomma, il Diavolo ha ora l’occasione di applicare il proprio brand sulla crescita del calcio cinese e ottenere preziosi introiti.

IL MILAN SUI SOCIAL MEDIA CINESI

Un altro terreno in cui si giocherà una partita decisiva per l’espansione del marchio Milan in Cina è quello dei social network. Sina Weibo è una delle più importanti piattaforme cinesi. Ibrido tra Twitter e Facebook, viene utilizzato da circa il 30% delle persone che hanno accesso a Internet. Numeri destinati a crescere di anno in anno, visto che nel 2012 Weibo contava più o meno 222 milioni di iscritti, divenuti 500 tre anni più tardi. Proprio come Facebook, anche su questo social network troviamo gli account ufficiali delle squadre di calcio. Diamo qualche dato. Paris Saint-Germain, Schalke 04 e Tottenham contano da 1 a 2 milioni di follower, mentre Bayern Monaco, Liverpool e Real Madrid vanno dai 2 ai 3. A un livello superiore troviamo Arsenal e Barcellona, compresi tra i 4,2 e 5, quindi arriviamo a Manchester City e United che raggiungono l’imponente cifra di 8 milioni.
E il Milan? I rossoneri sono fermi a 400 mila follower: una miseria.

WEIBO PUNTO DI PARTENZA

In ogni caso non è tutto da buttare. Secondo il report annuale Mailman RedCard 2017, il Milan è comunque settimo nella classifica dei club che più influenti e presenti in ambito digitale. Se Weibo, che rappresenta il punto di partenza per conquistare le sconfinate praterie cinesi, è ancora da sviluppare, ci sono altri parametri che appaiono soddisfacenti. Tra questi, i rossoneri hanno una buona attività Live Stream e We Chat: una discreta base di partenza per lavorare per migliorare gli altri campi. In generale possiamo però affermare che è l’intero calcio italiano a essere ancora fuori dai radar asiatici. La Serie A è l’unica tra le top leghe europee a non esser presente con un account sui social media cinesi. Il campionato nostrano, inoltre, è visibile per sole 319 ore di diretta contro le oltre 3000 inglesi, le 1400 spagnole e le 1600 tedesche. Un gap che influisce anche sulle singole squadre.

QUALI SARANNO LE MOSSE DI YONGHONG LI?

Tre sono gli ambiti in cui il Milan dovrà crescere per rafforzare il proprio brand in Cina: la parte tecnica, quindi sviluppare academy e partnership con club cinesi, l’incremento della presenza online e l’espansione del lato commerciale. Più tifosi davanti alle tv e, insieme, più merchandaising venduto in estrem oriente. Sabato, nel il derby del 15 aprile fissato alle 12:30 orario italiano, si calcola che in Cina, alle 18:30, possano esserci 556 milioni di potenziali spettatori, che potranno godersi l’evento in diretta grazie al fuso orario. Numeri su cui lavorare.

Giuliani Federico – Twitter: @Fede0fede

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2 thoughts on “A che punto è il brand Milan in Cina?

  1. oid ocrop il said:

    Per l’ ennesima volta abbiamo potuto constatare la lungimiranza imprenditoriale di un porco, di un mentitore seriale quando era proprietario del milan……………………i dati in cina sono abominevoli e denoano il suo “grande” amore verso il club………………….
    silvio, spero tu possa crepare moto presto e pure male.

  2. Maurizio il said:

    Le menzogne di Silvio sia in politica nel calcio e nella vita sono ormai certe ,ringrazio questo blog che informa sul closing milan

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