Le nuove regole della Chinese Football Association per uccidere il campionato

“Dig Lazarus dig” è il titolo di un album di Nick Cave. Scava Lazzaro, scava, perchè al peggio sull’operato della Chinese Football Association non c’è mai fine.

Nella finestra invernale la Chinese Football Association, sotto pressione dell’autorità centrale della General Sports Administration ha modificato completamente le regole: a mercato in corso è stato ristretto il numero di stranieri convocabili in ogni partita, si è passati da cinque a tre, quando molti club avevano già speso decine di milioni in base alle vecchie regole del 4+1.

Il secondo scempio riguarda la regola sullo schieramento obbligatorio di un U23 dal primo minuto. Il provvedimento era lecito, dato che, come dimostrato lo scorso anno in questo report (leggi qui), i giovani non hanno spazio, ma nonostante tutto, i club hanno trovato una soluzione, ovvero quella di sostituire gli U23 dopo soli 10 o 15 minuti di gioco.

Quest’oggi la Federazione ha diramato nuove regole riguardanti il mercato e il rapporto stranieri/U23. A partire dalla finestra di mercato di giugno e luglio i trasferimenti sugli stranieri saranno soggetti al 100% di tasse e una parte di questa sarà devoluta a fondi per lo sviluppo giovanile: “The development of youth football, supporting community football and public welfare projects involving football”. Troppe le perdite derivanti dagli investimenti sugli stranieri, lo scorso hanno i 16 club di Chinese Super League complessivamente hanno fatto registrare un rosso da 1 miliardo di dollari, una cifra assolutamente insostenibile. Quest’anno il mercato della Chinese Super League nonostante le iniziali restrizioni ha sfondato il tetto dei 300 milioni di euro per il cartellino dei calciatori, per cui si prevedono perdite ancora più consistenti per questo 2017.

Per la stagione 2018 invece si potrà schierare nella formazione iniziale un numero di stranieri equivalente a quello degli U23. Se ad esempio, come quest’oggi in Champions lo Shanghai Sipg schiera Oscar, Hulk, Elkeson e Ahmedov, dovrà inserire nello starting XI anche quattro U23.

Attraverso le nuove regole la Chinese Football Association vuole disincentivare gli investimenti folli sul mercato, ma il campionato rischia di fare un grande balzo all’indietro. Ora la CSL è visibile sulle emittenti televisive di 96 paesi e questo è stato reso possibile solamenta grazie all’appeal di grandi campioni stranieri quali Pato, Oscar, Hulk, Tevez ecc… rinunciare dunque a questi nomi significa tornare indietro di oltre vent’anni, perchè allo stato attuale il livello di compagini composte solo da cinesi non è assolutamente accettabile, inoltre questo potrebbe causare gravi danni alla competitività in AFC Champions League.

A nostro avviso non è in questo modo che la Federazione Cinese può pensare di colmare le perdite. Non si deve sedare il semplice fatto che un club paga un calciatore per 50 milioni quando poteva portarlo a casa per 20/25, bensì la sua causa, ovvero il fatto che le compagini cinesi affidano il proprio mercato a super agenti come Kia Joorabchian, Jorge Mendes oppure Eduardo Uram, nonchè individui che gestiscono fondi di investimento e che non dovrebbero mai ricoprire il ruolo di direttore sportivo.

Vi è dunque la necessità di guardare più avanti e riformare il sistema manageriale dei club oltre alla comunicazione e al merchandising. Solo tre club su sedici hanno un sito web in inglese (persino la federazione e il portale web del campionato comunicano solo in cinese) e molti di questo sono sprovvisti di un’area ecommerce per divulgare i propri prodotti fra i consumatori locali, infatti la maggior parte dei tifosi veste materiale fake, dati i costi ingenti delle magliette originali che arrivano a costare fino a 80 euro.

E’ errato anche pensare che la comunicazione fatta fra il pubblico cinese sia efficente, dato che il neopromosso Guizhou Zhicheng, ad esempio, sul proprio sito web non ha scritto che lo scorso anno è giunto secondo il League One, per cui se visitate il loro sito (e capite il cinese), senza saper nulla del contesto calcistico della Cina, crederete che questo club milita ancora nella seconda divisione.

I fatturati dei club sono davvero irrisori, solo il Guangzhou Evergrande supera di poco i 50 milioni di euro, mentre le due di Shanghai, lo Jiangsu Suning e il Beijing Guoan si aggirano fra i 30 e i 35 milioni, numeri dati anche da un mercato dei jersey sponsor totalmente inesistente. Sarebbe più opportuno cocentrarsi su queste cifre che appaiono ridicole se pensiamo alle grandi ambizioni del calcio cinese, il quale non può fare a meno di una forte influenza straniera.

“La loro cultura è differente, così come il loro modo di intendere il calcio, per questo credo che una maggior contaminazione possa portare un risultato inaspettato e positivo.- Ha dichiarato il prof Simon CHadwik in un’intervista rilasciata a blogcalciocina.altervista.orgE’ importante che la Cina non si chiuda al mondo e diventi introspettiva. Nel breve termine provano a difendere il talento locale, ma nel lungo termine una chiusura agli stranieri può essere controproducente. Lavorare con giocatori e allenatori stranieri è fondamentale, perché il calcio cinese per svilupparsi necessita di essere influenzato dall’esterno.”

 

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