Storia di un allenatore portoghese a Yan’an: le lacune della riforma sportiva cinese

Il Sogno calcistico cinese non riguarda solamente il popolo del dragone, ma anche una miriade di allenatori stranieri che hanno l’ambizione di costruirsi una carriera ed una vita in un paese così lontano, attratti dalle possibilità economiche decisamente favorevoli nell’intraprendere il lavoro di istruttore nelle academy private o nelle scuole pubbliche. Come abbiamo evidenziato nelle interviste agli allenatori italiani nella nostra Rubrica “Italiani in Cina”, mentre nel nostro paese si cerca di puntare ad un rimborso spese, in Cina, anche con la licenza Uefa C o Uefa B si può ambire ad uno stipendio molto remunerativo e a vari benefit.

Eppure, il percorso di un allenatore straniero in Cina non è affatto in discesa, in quanto ci si deve scontrare con innumerevoli difficoltà. In questo articolo vogliamo riassumervi quella che è la storia raccontata da Serginho Lopes su bomfutebol.pt  dal titolo molto esplicativo “8 ore di differenza e una mentalità completamente diversa nel calcio” nella quale il tecnico portoghese racconta la sua esperienza a Yan’an, città della provincia orientale dello Shaanxi.

Serginho insegna calcio dal primo al sesto anno nella scuola Fengyuan, per mezzora a settimana, ed ha il compito di allenare le squadre U10, U12 U13 con un allenamento di un’ora per ciascuna categoria a settimana. Già da questo primo spunto capiamo che i ragazzini cinesi si allenano poco a calcio: quando allenavo la Categoria Pulcini nel settore giovanile del mio paese tenevo tre allenamenti a settimana da un’ora e mezza ciascuno.

Il portoghese su bomfutebol racconta anche delle associazioni calcistiche locali, le quali non attuano alcun programma per lo sviluppo del talento e delle attività nelle scuole. Serginho ci dice che la Federazione del suo distretto, Luochuan, esiste solo per organizzare partite settimanali contro gli esponenti delle altre Federazioni della città di Yan’an.

Le uniche squadre che ricevono una istruzione calcistica nella scuola di Serginho, come dicevamo sono le categorie U10, U12 e U13, mentre tutte le altre, secondo le direttive, non hanno bisogno di allenarsi perchè durante l’anno non hanno alcuna competizione. Come era infatti emerso nell’intervista a Andrea Scognamiglio, allenatore italiano che si situa nella provincia dello Zhejiang, se per un annata non vengono organizzate delle competizioni interscolastiche, allora la si trascura completamente. Serginho Lopes ci dice chiaramente che nella maggior parte dei casi si pensa solo all’immediato e che non vi è una programmazione a lungo termine. L’importante per la scuola è conseguire trofei e null’altro per ottenere un maggior prestigio.

Serginho espone anche alcuni problemi che abbiamo affrontato nell’analisi scritta per l’ultimo Uomo: “Perchè i cinesi non sono forti negli sport di squadra”, dove abbiamo sottolineato come il bambino cinese spesso trascura l’attività sportiva per gli immensi carichi di studio, oltre alla pressione esercitata dai genitori, che vedono lo sport come tempo perso che i bambini potrebbero impiegare per lo studio o altre attività. Inoltre Serginho è l’unico istruttore qualificato nel calcio nella sua scuola, gli altri sono insegnanti di matematica o lingua cinese, che sono appassionati di calcio, ma che in realtà non hanno idea di come allenare un gruppo.

Chiaramente in Cina la situazione non è sempre così arretrata come è stata descritta, Yan’an è una città da due milioni di persone situata fra le montagne dello Shaanxi, e nelle zone più periferiche l’esperienza raccontata da Serginho Lopes è quasi la normalità. Non dobbiamo fare però di tutta l’erba un fascio, dato che ad est, nelle città più sviluppate, vi è tutt’altra organizzazione, in particolar modo a Pechino, Shanghai e Guangzhou, che si pongono come delle metropoli nella quale l’attività calcistica di base ha raggiunto degli ottimi livelli, che dovranno essere trasmessi nelle aree centrali e ad ovest.

Considerando che comunque, l’attività di base calcistica in Cina, in media è molto arretrata e il personale qualificato è molto poco (e per la maggior parte straniero), i propositi di vincere la Coppa del Mondo entro il 2050 sono molto utopistici considerando anche l’inadeguatezza delle varie istituzioni, a partire dalla Chinese Football Association, date le ultime riforme in tema di professionismo (leggi qui).

Il punto comunque positivo, sottolinea Serginho Lopes nel suo racconto, è la passione che ci mettono i bambini nell’attività calcistica, che non saltano mai un allenamento e ci mettono sempre tanto impegno per poter imparare e progredire. Sarà sufficiente la passione delle nuove generazioni per poter progredire veramente a livello nazionale?

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