Milan-Inter alle 12:30: finalmente un passo in avanti per il mercato cinese

Nella giornata di ieri sono stati comunicati gli orari dei prossimi turni di Serie A e il derby di Milano (lungi ancora dal definirlo derby cinese personalmente) si giocherà il 15 aprile alle ore 12:30. Finalmente anche l’Italia si muove per vendersi al mercato cinese.

La decisione dell’orario del derby ha generato reazioni contrastanti, per lo più condite da una sterile retorica di romanticismo, nostalgia, rispetto delle tradizioni… il solito atteggiamento da conservatori che sta letteralmente affossando il calcio italiano. La verità però è che questa decisione è estremamente corretta e può essere il primo passo per portare la nostra Serie A verso nuovi mercati, dunque verso il futuro.

Il calcio italiano è un malato alla disperata ricerca di una cura, rappresentata dai ricchissimi mercati orientali che per troppo tempo si sono trascurati, nonostante l’ingresso di Suning come socio di maggioranza dell’Inter, la campagna della Juventus con alcune importanti partnership siglate  (su tutte quella con Alibaba), i primi passi del Napoli e l’accordo federale firmato dalla FIGC nel novembre 2016. Serviva però un gesto forte da parte del campionato e finalmente è arrivato, perché se guardiamo all’appeal della nostra Serie A in Cina la situazione inizia ad essere abbastanza drastica.

Secondo quanto stilato dal report 2017 della Red Card, che analizza l’appeal delle maggiori leghe e club europei in Cina, si scopre che l’Italia vince per distacco il cucchiaio di legno. Per quanto riguarda il lato social network, il club più famoso è il Manchester United, con oltre 8 milioni di followers su Sina Weibo, ovvero il twitter cinese, mentre il Milan, primo fra gli italiani, ne conta solo 400mila. Inoltre, ad aggravare ulteriormente la situazione vi è il fatto che la Serie A ancora è l’unica lega a non avere profili ufficiali sugli account cinesi, il che influisce estremamente in negativo sul brand del nostro calcio.

All’inizio degli anni ‘2000 il nostro calcio assieme a quello inglese era il più popolare in Cina, ma non ha saputo cogliere il cambiamento e la capacità di saper comunicare se stesso attraverso le nuove piattaforme digitali. Se guardiamo ai dati di trasmissione dei campionati sulle televisioni cinesi,sempre secondo lo studio di Red Card 2017, l’Italia è lontanissima dalla Premier League, con 319 ore di trasmissione in diretta con le oltre 3000 del campionato inglese, mentre Spagna e Germania sono sulle 1600 ore.

Questo si ripercuote in minori quote di diritti televisivi, meno visibilità, meno possibilità di sviluppare il proprio marchio in mercati ricchissimi e affamati di calcio (non necessariamente solo la Cina) e quindi un minor fatturato.

Era importantissimo non ripetere gli stessi errori dello scorso novembre, quando si è spinto mediaticamente il derby verso la Cina, nel confronto fra Suning e Sino Europe, per poi trasmettere la partita alle 20:45 (ore 03:45 in Cina), con le due compagini completamente uguali sul campo da gioco, identificabili solo dai pantaloncini. Come si sosteneva in quell’articolo (leggi qui), da tempo Inghilterra e Germania, ed ora anche la Spagna, cercano di ottimizzare gli orari di gioco per essere maggiormente visibili sulle televisioni asiatiche.

Basti pensare che i big match della Premier League vengono giocati alle 12:45 oppure alle 15:00, quasi mai più tardi. Questa grande attenzione ha fatto si che la PPTV, in percentuale proprietà del gruppo Suning, acquistasse i diritti del campionato inglese per 600 milioni di euro per le stagioni 2018/19 e 2019/20, aumentando così la forbice fra il nostro e il loro campionato.

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