Milan-Closing, è cosa fatta: continua il declino rossonero

La telenovela dopo infinite serie e una trama più intricata di Beautiful sembra essere giunta al termine. Il closing è avvenuto, e adesso? L’era di Berlusconi al Milan è terminata dopo 31 anni e 29 trofei conquistati, ma il presidente non può lasciare un buon ricordo nella mente dei tifosi, dato che gli ultimi 10 anni di Milan, dopo la Champions League del 2007, sono stati assolutamente disastrosi e hanno affossato gradualmente i rossoneri fino a farli precipitare nell’assoluto anonimato. Del Milan, parliamo chiaro, rimane solamente il nome e la storia, perché la situazione presente è assolutamente desolante.

In molti vedono in questo closing e in Yonghong Li l’ancora di salvezza per il Milan, ma la nuova proprietà concluderà il disegno iniziato dalla scorsa dirigenza, ovvero quello del declino. Non sosteniamo questo per il semplice fatto che di Yonghong Li sappiamo ben poco, e per il fatto che sia una figura ancora molto opaca dati i suoi trascorsi giudiziari non molto felici –come la multa che la borsa di Shanghai gli ha inflitto per non aver dichiarato la compravendita di azioni-, che non giocano assolutamente a suo favore. Il fatto che questo closing andrà ad affossare il Milan è dato dalle condizioni economiche con le quali è stata chiusa l’operazione e l’assoluta mancanza di margini di crescita per il brand in tempi rapidi.

Il fondo Elliott è la falce pronta a scendere sulla testa di Yonghong Li, il fondo statunitensi per il completamento dell’operazione ha messo a disposizione 300 milioni di euro, con un tasso d’interesse dell’11,8%, quindi sono 340 milioni di euro che il Milan dovrà restituire per non finire nelle mani del fondo Elliott entro 18 mesi. Yonghong Li, che fino ad ora ha versato nelle casse di Fininvest ben 250 milioni di euro di tasca propria, sta giocando una partita ad altissimo rischio che con ogni probabilità lo vedrà perdente.

Mancano altri soldi per completare l’operazione, dato che devono essere rimborsate le spese digestione di Fininvest in quest’ultimo anno, più altri 250 milioni di accordi preliminari da investire nel club nei prossimi tre anni. 190 milioni arriveranno in parte dal patrimonio personale offshore di Yonghong Li, mentre circa 140 milioni saranno messi a disposizione da Huarong, società di gestione finanziaria cinese, presenta anche nei documenti che riguardavano la seconda caparra da 100 milioni di euro che dalle Isole Vergini Britanniche, sono transitati fino alle casse di Fininvest.

Il problema fondamentale è come può Yonghong li restituire 340 milioni di euro ad Elliot in 18 mesi.
Partiamo da una situazione economica nella quale il Milan ha un fatturato irrisorio comparato alle big del calcio europeo, di appena 214 milioni di euro (16mo club a livello globale), con tre esercizi consecutivi in perdita per 90 milioni di euro i primi due anni e 75 milioni nell’ultimo esercizio. Dunque parliamo di una società che deve essere rivalutata completamente per restituire 340 milioni di euro oltre a dover rafforzare la squadra sul mercato. Sarà necessario fare una fortissima scommessa e puntare agli introiti della Champions League già dalla prossima stagione e tornare a combattere per il titolo.

La strategia per aumentare il fatturato del club rossonero è quella di puntare forte sul brand Milan in Cina, il quale, come abbiamo visto ieri in questo articolo, non è così forte e dirompente come si è creduto fino ad oggi, per cui vi è da lavorare molto anche su questo fronte, perché non basta la storia del proprio nome per attrarre il pubblico cinese, serve una strategia oculata per recuperare terreno nei confronti dei club inglesi, tedeschi e spagnoli, che stanno sovrastando quelli di Serie A in termini di appeal in Cina. Un aiuto in tal senso sarà dato anche dagli sponsor che presumibilmente ha contattato Fassone durante il suo viaggio in Cina nel novembre del 2016 fra Pechino, Shanghai e Chongqing, ma anche su questo fronte non sono emersi ancora dei nomi.

Tutto questo per poter quotare il Milan nella borsa di Hong Kong entro il 2018, in un’operazione non semplice, dato che la borsa dell’ex colonia britannica per la quotazione richiede un bilancio in attivo per tre anni consecutivi, mentre per quelle società che presentano un fatturato pari o superiore ai 500 milioni di euro, basta un solo anno in attivo. Ma come può il Milan più che raddoppiare il proprio fatturato in una sola stagione, senza partecipare alla Champions League e senza un deficit in bilancio? La missione sembra quasi impossibile, per questo si sta pensando anche alla quotazione in borsa a Wall Street, dove i parametri sono meno stringenti.

Quanto durerà Yonghong Li al Milan? Il broker cinese si è presentato con le solite frasi di rito: Riportare il Milan ai vertici mondiali, ma nell’improbabile caso in cui questo dovesse accadere non sarà Yonghong Li a compiere questa gesta. L’operato della nuova società sarà tenuto sotto stretta sorveglianza da Elliott che ogni due mesi verrà relazionato sull’andamento dei conti e del piano industriale. In caso di andamento negativo, il fondo statunitense potrà intervenire ed inoltre vige il divieto assoluto di svendere beni del Milan per aumentare la patrimonializzazione della società che controlla i rossoneri. E’ dunque chiaro che in questo disperato contesto, fra 18 mesi il Milan passerà in mano ad Elliott che lo potrà rivendere.

Ora i volti nuovi del cda Milan saranno quelli di Scarone nel ruolo di presidente, uomo da sempre vicino a Berlusconi, Fassone che ricoprirà la carica di nuovo ds, i manager Marco Patuano e Roberto Cappelli, per la parte cinese, oltre ai noti Yonghong Li e Han Li, ci saranno Lu Bo (direttore generale del fondo statale Haixia Capital, piccolo fondo di investimento del Fujian da sempre al fianco di Li) e Xu Renshuo.

Niente più Berlusconi, niente più Galliani, ma ancora per quanto tempo? Il duo è ora uscito di scena fra gli applausi generali degli addetti ai lavori, ma la loro latitanza dal Milan potrebbe durare solo 18 mesi. La telenovela non è finita, si va avanti, e oggi inizia la fase del lento declino.

2 commenti su “Milan-Closing, è cosa fatta: continua il declino rossonero

  1. Abbruciati Alessandro il said:

    Come vedere le cose in modo solo negativo. Non mi voglio addentrare in discorsi lunghi , ma giustonper citare due grandi inesattezze di fine testo, vi cito che Haixia non e’ assolutamente un piccolo fondo e che Berlusconi e Galliani non mi sembrano usciti bene da questa cessione.
    Ah se parlate che ci sono i soldi di Huarong e che quindi questi saranno almeno finanziatori, direi che non sarebbe da sottovalutare una delle aziende di assets piu potenti del mondo.

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