Le indagini sui pagamenti e ipotesi di riciclaggio: la corruzione è ancora un problema nel calcio cinese?

Nella giornata di ieri i calcio cinese è stato messo a nudo grazie all’indagine avviata dall’Asian Football Confederations che ha controllato i conti e i pagamenti dei 56 club professionistici (leggi qui). Il quadro che ne è emerso è abbastanza inquietante, con ben 13 club di Chinese Super League che sono in ritardo con i pagamenti di stipendi e bonus. L’AFC ha fissato il 15 agosto come data limite per risolvere gli arretrati, pena il ritiro della licenza per partecipare alle manifestazioni continentali per i club non adempienti.

La raffigurazione simbolica del calcio cinese è quella di una bolla pronta ad esplodere che potrebbe causare l’intero collasso del sistema professionistico, con i club tenuti in vita artificialmente dato il costante profondo rosso in bilancio. La situazione è tutt’altro che rosea e in questi ultimi tempi si è tornato a ragionare sulla corruzione che si annida fra i club. 

Il calcio cinese è stato a lungo flagellato da episodi di corruzione per tutto lo scorso decennio e le indagini si sono risolte solamente nel 2013 con gli arresti del vicepresidente federale e del designatore degli arbitri oltre a squalifiche da dieci anni per dirigenti e calciatori coinvolti in combine e giri di scommesse su reti off-shore. Sono passati pochi anni da quando la Chinese Super League aveva raschiato il fondo del barile, eppure gli spettri del passato tornano a tormentare lo sviluppo cinese, sotto altre forme.

Calciomercato

Il calciomercato cinese ha sempre fatto parlare di se per le grandi cifre spese dai club, superando i 400 milioni di euro per due anni complessivi. La Chinese Football Association si sta battendo per contenere le spese e di conseguenze le emorragie di capitali dato che il sistema non è minimamente autosostenibile. La Federazione ha ristretto il numero degli stranieri schierabili in campo ed ha imposto una tassa del 100% per quegli acquisti che superano i 6 milioni di euro. Eppure la più grande battaglia per la CFA è relativa ai procuratori, i quali hanno trovato terreno fertile in un sistema pieno di risorse economiche e al contempo estremamente arretrato dal punto di vista manageriale.

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All’inizio dell’anno, nelle linee guida diramate dalla Chinese Football Association, uno dei punti verteva proprio sulla lotta alle commissioni e ai contratti sotto banco fra agenti e club calcistici con commissioni gonfiate alle stelle e pagate in modo da evadere le tassazioni. Qualche settimana fa Podolski in una intervista (leggi qui) ha spiegato i motivi del suo mancato trasferimento in Cina dichiarando:  “C’erano una decina di agenti, ognuno di loro interferiva in qualche modo e il tutto assomigliava più a una trattativa criminale, vi erano molti canali oscuri coinvolti nel mio passaggio in Cina…. la Chinese Super League non diventerà mai un campionato di alto livello, quello che accade dietro le quinte non ha nulla a che fare con il calcio”.

Data la poca trasparenza sui trasferimenti, il timore delle autorità cinesi è che anche lo stesso calciomercato venga utilizzato per riciclare soldi o farli uscire fuori dalla Cina: un esempio molto torbido riguarda l’ex Napoli e PSG Ezeqiel Lavezzi, ora in forza all’Hebei Fortune. Quando l’argentino a inizio 2016 si è trasferito in Cina, la cifra sul suo ingaggio, come riportato dai media, si aggirava sui 12 milioni di euro. Qualche mese più tardi il portale Football Leaks ha rivelato che la cifra percepita dal giocatore è di 23 milioni di euro a stagione e che quei soldi gli vengono versati su un conto in Lussemburgo. La domanda che sorge spontanea (ma che per ora non ha risposta) è: “Quei 10/11 milioni di scarto, vanno sempre al giocatore, o la proprietà del club li fa transitare su un proprio conto off shore?”

Le acquisizioni all’estero

Domande pericolose, che stanno portando le autorità governative e del calcio a controllare in modo sempre più asfissiante i club e le acquisizioni di club all’estero. La scorsa settimana in una trasmissione della CCTV, Yin Zhongli, ricercatore ed esperto di finanza all’Accademia cinese per le scienze sociali, avrebbe gettato delle ombre su Suning, accusando il colosso di Nanchino di aver acquistato l’Inter per il riciclo di denaro.

Questo quanto emerso inizialmente, ma come ha spiegato lo stesso Yin Zhongli “Stavo commentando il fenomeno degli investimenti cinesi all’estero, mi riferivo al fenomeno generico e a nessuna azienda in particolare, riferirlo a Suning significa esulare quanto ho detto dal contesto e se si faranno speculazioni su quanto ho sostenuto, adirò alle vie legali”. Resta comunque il fatto comunque che Suning è stata accostata a delle operazioni non lecite in una trasmissione della TV di stato.

Da qualche mese la China Regulatory Bank Commision sta indagando le acquisizioni all’estero di alcuni colossi della finanza cinese, alcuni dei quali hanno investito anche nel calcio, come la Dalian Wanda e la Fosun international. Il fenomeno delle acquisizioni dei club è sfuggito completamente di mano al governo centrale, dato che ora sono ben 28 le squadre all’estero di proprietà ed a compartecipazione cinese e il timore è che molte di queste operazioni siano finalizzate solamente allo scopo di far uscire capitali dalla Cina e non ad espandere il proprio business e migliorare le relazioni diplomatiche in ottica One Belt One Road, come da piani originali nella visione delle autorità centrali.

La trama secondaria che possiamo leggere dietro questi controlli a tappeto (che hanno portato all’arresto del presidente delcolosso assicurativo Anbang) riguarda le rivalità all’interno del partito in vista del prossimo congresso che si terrà ad ottobre che rischia di tramutarsi in una guerra fra bande. Da quando è salito al potere, il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping ha attuato una massiccia lotta alla corruzione con gli arresti di 400.000 quadri di partito, fra cui circa ottanta di alto livello. La così detta campagna “Mosche e Tigri” ha una duplice lettura, la prima riguarda una lotta ad una società estremamente corrotta, la seconda (che si integra alla prima) riguarda l’eliminazione degli avversari politici. Anche il calcio cinese, non è esente da queste trame che si intrecciano con gli affari politici del Partito Comunista.

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