Wu Lei: La fenice di Nanchino

Mao Zedong, il grande Leader e grande Timoniere affermava che la potenza era direttamente proporzionale al numero delle persone. Era la definizione della perfetta macchina cinese: sia essa sportiva e non, riesce però, in quanto tale a creare super atleti che eccellono in tutte le discipline individuali dove la semplice fino a diventare imbattibili, in maniera moralmente pulita o meno.
Il simbolo del vincere ad ogni costo è il famoso “Progetto 119” che portò ad 11 medaglie (ben 7 d’oro) per quanto riguarda i tuffi olimpici delle Olimpiadi di Pechino 2008. Al costo di nascondere malattie e addirittura morti di persone care agli atleti, pur di non far perdere loro la concentrazione necessaria alla vittoria. Nel calcio però, il discorso è ben diverso: senza farla troppo per lunga il Padre della Cina Moderna, della svolta capitalista Deng Xiaoping diceva: “Il calcio mi piace, ma quando vedo giocare la Cina mi sento soffocare”Xi Jinping l’attuale presidente della “Terra di Mezzo” è però senza dubbio il primo vero presidente della Repubblica popolare cinese a parlare di “sogno calcistico”; il suo obbiettivo è quello di portare la nazionale del Dragone sul tetto del mondo entro il 2050, con un’accurata programmazione a livello giovanile, ancora scarsissima in alcuni settori.
Due esempi possono essere quello del Beijing Guoan e del Chongqing Lifan entrambe squadre di alta classifica della Chinese Super League, dove è addirittura assente qualsiasi parvenza di settore giovanile partendo direttamente dall’U17 e U19. Gli investimenti cinesi, tramite gli acquisti di calciatori forti e giovani in cambio di ricchi stipendi, le collaborazioni con paesi forti calcisticamente come la Gran Bretagna, la costruzione di stadi in Qatar (Mondiali 2022) hanno come scopo quello di consolidare e radicare il calcio nella cultura popolare, con l’obbiettivo di creare entro il 2020, 50 milioni di nuovi giocatori e l’introduzione del calcio come materia scolastica a partire dalle primarie.

Wu Lei è un ragazzo coraggioso: l’ideogramma del suo nome significa combattivo, valoroso, fiero e non può essere altrimenti se ogni sabato scendi in campo sapendo di essere il giocatore più rappresentativo della nazione più popolosa al mondo, se sai che lo stesso Xi Jinping quando parla di sogno cinese crede soprattutto in te e nella tua definitiva esplosione, se Xu Genbao con la sua Genbao Football Academy, che con una squadra composta da elementi che andavano dai 14 ai 17 anni conquistò la promozione dalla League Two, ti ha fatto diventare il più giovane ad esordire nel campionato professionistico cinese a soli 14 anni e 287 giorni.
Wu Lei è un’ala destra: rapida, moderna, tutta corsa e tecnica. È giovane, ha 25anni ma davanti a se ha la stagione più importante della sua carriera: quella della definitiva consacrazione. È stato più volte ad un passo dall’Europa ma ha sempre preferito la “Comfort Zone” di Shanghai che oltre a garantirgli la possibilità di lottare ogni anno per il titolo, lo ha sempre erto a stella indiscussa del calcio cinese. Il numero 7 delle Metal Eagles, dopo 31 partite stagionali è arrivato a 19 Gol, uno in meno del capocannoniere della squadra di Villas BoasHulk e ben 5 in più di Elkeson 2 volte campione d’Asia con il Guangzhou e ben 3 volte vincitore della CSL
Storica la doppietta che Wu Lei ha siglato nei quarti di finale di Champions contro gli acerrimi rivali del Guangzhou Evergrande nel derby cinese, che ha permesso allo Shanghai Sipg di imporsi per 4-0 e proiettarsi verso le semifinali continentali per la prima volta nella sua giovane storia. Continuando su questi binari non è da escludere il fatto che il numero 7 del Sipg possa diventare il terzo pallone d’oro cinese della storia dopo Fan Zhiy e Zheng Zhi

Il soprannome “Maradona Cinese” gli è stato affibbiato qualche anno fa, quando dalle parti di Nanchino non si aspettava altro che la venuta di un nuovo Yao Ming pronto a risollevare le sorti della nazione, questa volta da un punto di vista calcistico, ma Wu Lei, nonostante anche quest’anno i numeri parlino per lui, sembra essere in un continuo equilibrio tra potenziale espresso ed inespresso: per il mancato salto di qualità con la nazionale e per il mancato trasferimento in Europa. Anche per questo è un giocatore che esercita così gran “fascino”, vederlo in campo è quasi un’esperienza mistica: appare e scompare dal gioco con la stessa rapidità con la quale taglia il campo con i suoi inserimenti, alterna momenti di “vuoto” a minuti interi nei quali catalizza il gioco con le sue giocate ed i suoi movimenti. È riuscito a fare dello scatto senza palla verso l’area di rigore con seguente tiro sul secondo palo un vero e proprio marchio di fabbrica da realizzare con la stessa eleganza con la quale gli imperatori cinesi indossavano l’Hanfu(汉服).

E se invece di continuare a parlare di ciò che non è stato iniziassimo a parlare di un ragazzo che nonostante l’età, la pressione, il livello degli avversarsi si sta muovendo definitivamente verso l’olimpo dei grandi di questa disciplina? Riuscendoci rimanendo sempre nella madre patria, sempre nella terra di Qin, all’interno della Grande Muraglia. Nella mitologia cinese la Fenice(鳳凰) è un animale elegante quanto potente, che nei momenti di agitazione e difficoltà si nasconde per poi ricomparire non appena torni la calma: vola rapido con la capacità di riuscire a tornare sempre al proprio nido a fine giornata, fermandosi in un nuovo luogo solamente quando trova qualcosa di prezioso meritevole della sua attenzione… A quanto pare Wu Lei, non ha ancora trovato quello che cerca.

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