Italiani in Cina-Intervista a Andrea Scognamiglio: da Napoli a Changxing per allenare

In questo nuovo appuntamento  per la rubrica “Italiani in Cina” andiamo a conoscere Andrea Scognamiglio, che da marzo 2017 allena in Cina a Changxing, città nella provincia orientale dello Zhejiang

Qual’è stato il tuo trascorso da giocatore e allenatore in Italia e come è nata l’opportunità di allenare in Cina?

Ho giocato a calcio fino a 19 anni, ma poi ho preferito proseguire gli studi in giurisprudenza, ovviamente senza mai abbandonare la mia passione. Parallelamente agli studi ho lavorato come istruttore alla Scuola Calcio Mariano Keller per otto anni, iniziando dai più piccoli, nel corso dei quali ho preso il patentino Uefa B. L’anno scorso attraverso vari contatti, Nicola Di Lecce, che ha lavorato per lungo tempo nelle scuole calcio in Cina, mi ha chiesto se volevo continuare il lavoro che lui aveva iniziato qualche anno prima ed ho accettato. Mi sono trovato subito bene con il ‘boss’ cinese, è una persona molto alla mano. Ho iniziato la mia avventura il 13 marzo scorso e devo dire che l’ambientamento è stato un po difficile: qua dove sono io i progetti vanno molto alla giornata, si vive un’ora alla volta, bisogna essere pronti ad ogni orario ed evenienza così nel calcio come negli altri lavori

L'immagine può contenere: 16 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'aperto

La società per la quale lavori come è strutturata? Lavorate nelle scuole o avete una sede centrale sul modello dell academy che tutti conosciamo? 

La società nella quale lavoro si chiama Xi-Luo, è nata quattro anni fa, il primo punto di partenza fu Chanxing (provincia dello Zhejiang, Cina orientale). Lavorano con finanziamenti comunali, che corrispondono al 40% circa, mentre il 60% sono investimenti della ditta proprietaria. La sede centrale è a Shanghai ma lavoriamo molto anche nelle provincia dello Zhejiang. Il nostro compito è quello di portare il calcio in varie scuole che aderiscono alle nostre iniziative. Abbiamo instaurato alcuni progetti nelle città  Ningbo e Hangzhou. La richiesta economica però è molto elevata, per gli stipendi degli allenatori, gli spostamenti, vitto e alloggio ecc… E’ importante comunque sottolineare come le nostre attività siano gratuite per i ragazzini.

E’ la prima volta che parliamo con un allenatore che risiede nello Zhejiang, una delle province più ricche di Cina. Li dove stai come è sviluppata la cultura calcistica? 

Per quanto riguarda lo sviluppo calcistico lo Zhejiang è molto lontana da Guangzhou, dove si respira calcio come in una città europea. Anche a  Shanghai il calcio ha attecchito perchè ci sono molti progetti internazionali. Qua nello Zhejiang la cultura calcistica è molto forte a Ningbo, li sono fanatici di questo sport, forse non ne capiscono tanto, ma gli piace, anche più del basket.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Cosa mi puoi dire delle strutture scolastiche e calcistiche nella tua zona? Come oramai è risaputo, l’attività calcistica in Cina viene prettamente all’interno delle scuole per i ragazzi, ma è vissuto anche esternamente a Changxing?

Esternamente alle scuole esiste il calcio, vi sono dei campi comunali dove alcune scuole cercano di replicare quello che è il nostro modello di academy. Ma il problema enorme, che qua passa in secondo piano, è che in quasi tutte le strutture nelle quali ho allenato non sono munite di spogliatoi. E’ una cosa incredibile, per me il calcio nasce degli spogliatoi, quell’essere famiglia, squadra, collettività… qua non esiste. I ragazzini non hanno il tempo di conoscersi e stare insieme. I ragazzi che partecipano ai nostri corsi vengono da classi diverse e non hanno modo di approfondire alcun tipo di rapporto o creare un gruppo. Io ho girato molte strutture di Shanghai e ci sono campi davvero spettacolari, anche nella provincia dello Zhejiang, abbiamo fatto tornei in giro in varie strutture e spesso e volentieri mancavano gli spogliatoi.

Qual’è il livello dei ragazzini cinesi che stai allenando e come si compongono le loro competizioni?

Quando sono arrivato lavoravo con le categorie 2005 e 2006, dato che dovevamo disputare un torneo. Qua il sistema è moto strano, se ad esempio arrivi fra le prime sei squadre ti qualifichi per un altro torneo, ma se questo non avviene i ragazzi smettono di giocare e salta la categoria, non ci si allena per migliorarsi se non vi è una competizione alla quale partecipare. Ora ho la categoria 2007-08, che è quella di riferimento per un altro torneo. Inizialmente loro avevano lavorato con altri istruttori cinesi, però mi sono ritrovato di fronte ad una situazione difficile, nella quale far capire ai ragazzi che quello che avevano imparato fino ad ora non era proprio giusto dato che il loro metodo di apprendimento è molto mnemonico, ma nonostante tutto ho 4/5 ragazzi che sono molto forti, come i loro pari età italiani. I cinesi hanno la capacità di assimilare molto rapidamente tutto quanto, ma gli manca l’estro: tecnicamente sono molto forti, ma non riescono a contestualizzare il gesto tecnico, rimane fine a se stesso.

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Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai intenzione di rimanere ancora in Cina?

Io qui oramai mi trovo bene nonostante la sofferenza iniziale, quindi, perchè non proseguire? Nei prossimi mesi ci focalizzeremo su Shanghai, la società ha preso un centro di allenamento, inizieremo comunque nelle scuole, con un mese di prova gratuito in ogni scuola che aderisce in modo da far nascere nei ragazzi la passione per il calcio e poi portarli nella nostra nuova academy per la costituzione di una squadra. L’esperienza devo dire che economicamente è molto appagante, ma dopo un po subentra l’ambizione di voler crescere e di mettersi in gioco sempre di più e dunque spero che con questo nuovo centro a Shanghai possa nascere qualcosa di nuovo.

Per un’allenatore delle giovanili la Cina è un’opportunità da cogliere al volo?

Se si conosce bene l’inglese qui puoi cogliere veramente qualsiasi opportunità al volo, è un mondo che ti accoglie e ti da tanto se lavori nella giusta direzione ed anche un po strano. A volte la gente vedendo che sono un occidentale mi ferma per strada per chiedermi una foto, manco fossi Tevez, alla fine non sono nessuno. E’ davvero una bella esperienza in tutti i sensi, anche se è molto difficile trovare il giusto aggancio per arrivare in Cina.

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