Intervista a Michele Luzi (allenatore giovanili): il Grande Balzo dalla minuscola Fossombrone alla megalopoli Chongqing

Da Fossombrone a Chongqing, municipalità cinese da 35 milioni di abitanti, con la stessa superficie dell’Austria. Nel giro di pochissimi il salto per Michele Luzi è stato davvero immenso, sia per quanto concerne la qualità della vita che le prospettive di lavoro come allenatore di calcio. In quest’intervista Michele ci racconta il suo Balzo in Avanti, da un paesino nel centro delle marche al futuro cinese nella Nuova Via della Seta:

Come è nata l’opportunità di allenare in Cina e quale è stato il tuo percorso da tecnico in Italia?

Ho allenato i settori giovanili per dodici anni, tutte le categorie. Sono laureato in economia, anche se poi ho realizzato un percorso diverso rispetto ai miei studi. L’occasione di venire qua è nata su internet, in dei siti con annunci di lavoro per la Cina. A febbraio una compagnia ha risposto alla mia candidatura che avevo fatto lo scorso agosto, chiedendomi di fare un colloquio. Mi hanno fatto una proposta di lavoro e mi sono ritrovato in Cina  nel giro di un mese.

Che effetto ti ha fatto passare così rapidamente dalla tua realtà a una metropoli come quella di Chongqing, sia dal punto di vista umano che professionale?

Prima di venire qua allenavo gli Allievi in Italia, ora lavoro negli asili e nelle scuole primarie, quindi parliamo della categoria Piccoli Amici. Il pallone, soprattutto in questa zona, è uno strumento ancora sconosciuto. Dal punto di vista tecnico non è molto stimolate per me, ma innanzitutto è discretamente pagato, dunque parliamo di uno stipendio vero, non dei rimborsi spese ed è tutto in regola, con un contratto di lavoro e le ferie pagate. Soprattutto questa è l’opportunità lavorativa di arrivare in Cina per cercare di cogliere altre occasioni perché in soli due mesi, senza quasi muovere un dito, ho avuto una proposta da una compagnia di Pechino, una football academy

Parlaci della società per la quale lavori attualmente a Chongqing

Si chiama wwwcamp, si tratta di una scuola calcio internazionale, che collabora con gli asili e le scuole primarie a Chengdu e Chongqing. Quando mi hanno accolto mi hanno aperto il conto corrente, mi son trovato benissimo con loro, mi son venuti a prendere in aeroporto, portato in hotel, e mi hanno assistito in tutto. Qualsiasi problema nella vita di tutti i giorni loro sono a disposizione. Inoltre l’esperienza di vita è fantastica. Ho studiato e lavorato in Inghilterra e Spagna, ma questo è un altro mondo, a partire dalle difficoltà più basilari. Sono venuto qua alla ricerca di qualcosa di più grande, di poter allenare ad alti livelli, non di rimanere negli asili, per cui le mie aspettative però sono altre, quelle di andare in una football academy o in un’università

Qual è la differenza di approccio all’allenamento? Che consiglio ti sentiresti di dare ad un tecnico italiano che arriva in Cina

La prima distinzione che va fatta, è che il lavoro che sto facendo è negli asili, quindi non vi è la necessità di migliorare dal punto di vista prettamente tecnico. Ora l’importante è che i bambini facciano attività motoria e che si divertano. Parliamo di un contesto senza pressioni, ne da parte dei genitori, ne delle scuole. Per quanto riguarda invece la comunicazione con i bambini, la prima volta che hanno toccato un pallone era con me. Da noi in Italia a 5-6 anni quando si arriva in una Scuola Calcio si ha una chiara concezione del calcio, qua in Cina non hanno un’idea e devono capire il motivo per cui la palla deve entrare nella porta. Questa è la situazione qua a Chongqing non so in altre zone. Ho assistito a quattro allenamenti dell’U19 del Chongqing Lifan (Chinese Super League), effettuati da un allenatore professionista, ma la loro metodologia sembra non avere senso. Non hanno fatto un tiro in porta, ne si sono applicati un una situazione di gioco. Hanno fatto solo analitico e Rondò (5vs2, 7vs3 ecc…). Sono allenamenti che lasciano il tempo che trovano, tecnicamente i ragazzi non sono male, i cinesi sono predisposti per una buona tecnica ma così non impareranno mai a leggere le situazioni di gioco. Sono schematici, e posti di fronti ad una variabile non sono in grado di trovare le soluzioni, questo è quello che ho riscontrato anche nella partite che ho visto qua. Ci sono calciatori cinesi molto forti tecnicamente in Super League, ma sono pochi, gli altri non riescono ad avere un pensiero diverso, e questo accentua ulteriormente la differenza di rendimento con gli stranieri. Oltretutto i cinesi non hanno una transazione offensiva, recuperata la palla spazzano via, non consolidano il possesso palla, cosa che ho visto sia in campionato che nei Rondò delle giovanili del Chongqing Lifan.

Sei stato anche allo stadio più volte come ci hai già raccontato su questo sito, oramai sei un tifoso abituale del Chongqing Lifan, squadra con una delle tifoserie più calde di Cina

Teniamo conto che Chongqing è una città da 35 milioni di abitanti, quindi è facile riempire un impianto da 60.000 posti. Il calcio è seguito molto in città ma siamo all’inizio. Le infrastrutture sono avanti anni luce, ma per quanto riguarda la conoscenza del calcio la percentuale è bassa. Io lavoro con un traduttore, è un ragazzo che non ha mai visto ne sentito parlare di calcio. Non ha mai sentito parlare ne di Ronaldo, ne di Messi ne di Maradona. L’ho portato allo Stadio con me ed  rimasto affascinato dall’atmosfera, ma non aveva la più pallida idea di quello che sta succedendo in campo.

Più che uno sviluppo infrastrutturale, che da quello che ho riscontrato, è più o meno avanzato in tutta la Cina, vi è da sviluppare una cultura calcistica da zero

Quando i cinesi iniziano a fare qualcosa la fanno velocemente e i margini di manovra sono enormi, così come le difficoltà, innanzitutto per il sistema scolastico, che limita enormemente il tempo libero. Infatti il Chongqing Lifan ha solo l’U19 e l’U17, mentre l’U15 la stanno sviluppando all’interno delle scuole. Ad essere sincero nel breve non prevedo una crescita esponenziale e queste sono constatazioni che faccio osservando i dettagli: quando ho visto gli allenamenti dell’U19, il tecnico aveva la divisa ufficiale, ma i ragazzi erano vestiti ognuno come gli pareva, come quando si va a giocare al calcetto al mercoledì sera. Stiamo parlando delle giovanili di una squadra di Super League, che in realtà è ad un livello estremamente dilettantistico.

Quali sono le prospettive di allenare in Cina rispetto che in Italia?

L’arretratezza del sistema calcio in Cina per noi è un vantaggio, perché possiamo apportare il nostro bagaglio culturale, le giuste modifiche e soprattutto poter progredire e fare carriera, dalle scuole pubbliche, fino a livelli più alti. Questi sono fattori che in Italia ci sono totalmente preclusi, perché a meno che tu non sia un ex calciatore, non potrai mai prendere un Uefa A, licenza che io non posso conseguire pur allenando da 12 anni. Il mondo dei professionisti in Italia è una setta chiusa a meno che tu non abbia dei contatti. In più qua il lavoro è pagato, con un contratto vero, non con i rimborsi spese e ferie pagate. La città qua è servita molto meglio che qualsiasi altra in Italia, venire qua non richiede grande spirito di adattamento, il vero adattamento è tornare a casa da dove si è venuti dopo aver vissuto un esperienza del genere.

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