Intervista esclusiva a Marcello Lippi: “Ci sono dei giocatori cinesi che possono già ben figurare in Serie A”

Marcello Lippi è una figura leggendaria per il movimento calcistico cinese, l’eroe dei due mondi, oltre ad aver vinto ai mondiali tedeschi del 2006 con la nostra nazionale italiana è riuscito a trionfare nelle Champions League europea e asiatica, con la Juventus nel 1996 e con il Guangzhou Evergrande nel 2013. Dopo un anno e mezzo l’allenatore di Viareggio è tornato in Cina alla guida della nazionale e Blog Calcio Cina lo ha contattato in esclusiva, per parlare della sua nuova avventura da commissario tecnico del dragone e dell’esperienza passata alla guida delle Tigri del Canton

Uno degli aspetti più importanti del calcio cinese è quello di saper comunicare con un’altra cultura, lei lo ha fatto molto bene al Guangzhou Evergrande, dove c’era una colonia di stranieri e successivamente, nel 2014 anche giocatori italiani ed era un gruppo già forte che aveva già vinto un campionato quando lei era arrivato. Per quanto riguarda la nazionale cinese ha trovato delle difficoltà o instaurato un differente approccio?

Le differenze di approccio fra nazionali e club naturalmente ci sono, ma per me non sono una novità data la mia esperienza abbastanza lunga con la nazionale italiana. Conoscevo quasi tutti i giocatori, dato che li avevo affrontati oppure allenati quando ero a Guangzhou. Il nostro lavoro è stato quello di far entrare nella testa dei giocatori che la loro qualità non è quella indicata dalla classifica del girone o dal ranking Fifa. I giocatori cinesi sono all’altezza di quelli dell’Uzbekistan, della Siria, dell’Iran e di tutte le squadre che affronteremo, se la possono giocare con tutti. Per cui inizialmente abbiamo dovuto capire perché giocano molto bene nei loro club, mentre in nazionale non sono riusciti ad esprimersi, quindi su questo abbiamo lavorato principalmente, oltre che nel dare una buona organizzazione alla squadra

Infatti i risultati si sono visti e contro il Qatar è mancato solamente il gol

Si, è stata veramente un’ottima partita, siamo stati molto sfortunati con tre pali, ma l’importante è che dal punto di vista mentale ci sia stata la svolta

Per quanto riguarda la riforma statale sul calcio, per quanto riguarda le infrastrutture e livello giovanile e di base ha visto dei miglioramenti?

Ho visto la volontà di sviluppare, la volontà politica di cominciare con il calcio nelle scuole, di utilizzare ex calciatori che possano diventare degli istruttori, la volontà di poter migliorare con i settori giovanili. Il progetto è prima di tutto politico perché il presidente Xi Jinping è un’amante del calcio e vuole far crescere la cultura calcistica, poi ci sono tante squadre che stanno sviluppando i propri settori giovanili, cosa che prima non facevano.

Con la nazionale avete fatto il ritiro a Kunming nello Yunnan, crede che questa e altre regioni di frontiera come Inner Mongolia e Xinjiang possano rappresentare un’importante risorsa per lo sviluppo?

Onestamente non sono a conoscenza di tutto il movimento calcistico che c’è in Cina, ho appena ricominciato dopo un anno e mezzo di assenza ma vedo questa grande volontà di ampliare la cultura calcistica e questo processo non può che passare da tutta la Cina, coinvolgendo sia le zone centrali che costiere, che quelle di frontiera.

Per quanto riguarda i rapporti fra Italia e Cina il nostro è il campionato meno visto fra quelli più importanti in Europa da quando eravamo i più amati, da cosa può essere data questa inversione di tendenza?

Tre anni fa quando ero in Cina su CCTV5 vedevo tanti giornalisti esperti di calcio italiano e anche tante partite di Serie A, perlomeno tante come il campionato inglese o come quello tedesco. Questa inversione è data dal fatto che molti dei migliori giocatori negli ultimi anni non sono venuti in Italia e hanno preferito trasferirsi verso altri lidi, principalmente l’Inghilterra, che quest’anno ha un campionato molto interessante con tanti allenatori italiani molto bravi e il ritorno di Mourinho, oltre naturalmente al fatto che queste leghe, probabilmente hanno attuato delle strategie migliori verso i mercati asiatici.

Faccio riferimento a uno studio di Davide Porru (leggi qui): una grande opportunità per rilanciare l’interesse del calcio italiano in Cina potrebbe essere quello di portare giocatori cinesi in Serie A e Serie B, secondo lei ve ne è qualcuno adatto al nostro calcio?

Ci sono, anche tre anni fa quando sono stato in Cina alla prima esperienza ho sempre sentito parlare della volontà di alcune squadre italiane, anche importanti, di acquistare giocatori cinesi da portare in Italia per vari motivi, per cominciare a instaurare dei rapporti commerciali con la Cina. A mio avviso ci sono dei giocatori che possono far parte del campionato italiano, anche nelle squadre che possono andare per le maggiore.

Come mai calciatori coreani e giapponesi sono riusciti ad imporsi in Europa, mentre le esperienze di quelli cinesi, anche recentemente, durano appena sei mesi?

E’ un discorso di cultura. In Corea del Sud e Giappone c’è una cultura calcistica sicuramente più sviluppata. Abbiamo cominciato noi con il Guangzhou a vincere contro le squadre giapponesi e coreane, perché prima nessun club cinese aveva superato i quarti di finale di Champions League. Forse a livello di nazionale Corea, Australia e Giappone sono ancora avanti alla Cina, ma io sono convinto che un gruppo ben selezionato di 20-25 calciatori cinesi con una buona organizzazione e con la giusta mentalità se la possano giocare con tutti in Asia

Secondo uno studio da me realizzato (clicca qui) nel campionato cinese non trovano molto spazio i giovani in particolar modo il minutaggio medio a partita degli U23 nelle prime quindici giornate è stato solo di 134’, questo fattore può andare ad inflluire negativamente sullo sviluppo e il ricambio della nazionale?

Non si da spazio ai giovani perché su di loro vi è una considerazione particolare, che ha a che fare con la cultura cinese (confucianesimo e struttura gerachica). Iniziano a emergere in Chinese Super League a 23-24 anni, mentre da noi a quell’età sono già dei calciatori maturi e fatti. Non essendoci cultura calcistica e dei settori di formazione appropriati i giovani diciannovenni e ventenni sono ancora molto indietro

Il Guangzhou ha recentemente vinto il sesto campionato consecutivo, secondo lei c’è possibilità che il prossimo anno, squadre che stanno trovando una propria dimensione ad alti livelli come Jiangsu Suning o Shanghai Sipg possano riuscire a trionfare?

Varie squadre stanno cercando di colmare questo gap con il Guangzhou, dato che la squadra del Canton per vari motivi è ancora la più forte squadra cinese. Quest’anno la squadra che in certi momenti ha avuto la sensazione di potersi avvicinare di più è stata lo Jiangsu Suning, ma adesso c’è l’intenzione di ingaggiare allenatore e calciatori importanti -che vengono valutati troppo- di colmare questa grande differenza con il Guangzhou, ma la mia impressione è che siano abbastanza lontane

La Cina economicamente ha rallentato e si parla di fase di “New Normal”, lei crede che anche il calcio nel breve periodo possa seguire questo trend?

Da quello che si è visto negli ultimi due anni direi di no. Ho visto comperare giocatori per 50 milioni di euro. Nei tre anni che ho passato in Cina, ogni volta che mi è stato chiesto un parere ho sempre detto che non si migliora la squadra comperando solo qualche giocatore straniero. Faccio un esempio, lo Shanghai Shenhua comprò Drogba che aveva appena vinto la Champions League da solo, e finì la stagione all’undicesimo posto, in quella squadra c’era anche Anelka. Gli stranieri diventano determinanti quando c’è un’ossatura di base forte. La cosa più importante per una squadra è quella di avere una decina di giocatori molti forti, a mio avviso è questa la carta vincente.

L’Italia in Cina è tornata a farsi forte con gli allenatori, negli ultimi tempi ha avuto modo di risentire Ferrara e Fabio Cannavaro?

Ho sentito Cannavaro e ho visto Ferrara con il quale abbiamo giocato in un’amichevole preparatoria in vista della partita contro il Qatar. Mi hanno raccontato le loro esperienze che sono state entrambe positive, ognuna con i suoi obiettivi, Cannavaro è riuscito a portare il Tianjin Quanjian in Super League, mentre Ferrara e Pantaloni hanno preso il Wuhan che era in zona retrocessione e sono riusciti a concludere il campionato nella parte sinistra della classifica, per cui erano molto soddisfatti.

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One thought on “Intervista esclusiva a Marcello Lippi: “Ci sono dei giocatori cinesi che possono già ben figurare in Serie A”

  1. Luigi Danese il said:

    Ho letto con attenzione e interesse l’intervista a Marcello Lippi…sono il Direttore della Zhongyiwenti..Associazione Italo/Cinese che ha organizzato l’incontro in FIGC a giugno e successivamente in CFA a novembre tra le due Federazioni pee sottoscrivere un accordo di collaborazione tra i due Paesi…noi come Associazione stiamo strutturato un progetto che coinvolge scuola e settore giovanile calcistico…la nostra Presidente, ALICE YANG LI risiede a Pechino e dopo l’evento di novembre , si sta prodigando a promuovere il nostro progetto giovanile…auguro al mister Lippi un lavoro positivo degno della sua conoscenza calcistica.

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