Corsera: la holding di Yonghong Li messa all’asta, svelati nuovi debiti con due banche cinesi

Nuove rilevanti indiscrezioni su Yonghong Li, il proprietario dell’AC Milan, secondo quanto riportato stamane dal Corsera, la holding cinese di Li, la Shenzhen Jie Ande, la quale possiede l’11,39% della società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata nella borsa di Shenzhen, dovrà essere messa all’asta in modo da ricavarne quei 60 milioni per risarcire le banche dello Jiangsu e del Canton. Quella partecipazione era in pegno dal 2015 alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito concesso alla stessa Jie Ande.

“Pochi giorni fa, inoltre – scrive il Corsera- la China Securities Regulatory Commission, la Consob di Pechino, ha comunicato l’avvio di indagini per presunti illeciti sul mercato commessi dalla holding che si chiama «Shenzhen Jie Ande»: ha tenuto nascoste per mesi la sentenza e l’insolvenza.”

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Secondo le ricostruzioni, la banca dello Jiangsu nel maggio 2016 ha fatto cusa alla holding di Yonghong Li enel febbraio del 2017, un paio di mesi prima del closing, il il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta. Jie Ande fa ricorso, ma questi viene respinto nel mese di maggio, nel frattempo, mentre a Shenzhen viene dichiarato il default, il nuovo proprietario del Milan presenta a giugno in Lega Calcio le credenziali su onorabilità e solidità.

A questo punto si inserisce anche la Banca di Canton. Scrive il Corsera: “Senonché l’8 gennaio arriva un’altra tegola per il povero Li: a inseguirlo è la Banca di Canton, a cui non ha pagato i debiti, e che chiede la liquidazione per bancarotta della holding Jie Ande.  Shenzhen l’asta su Taobao del 2 febbraio viene rinviata, perché c’è la richiesta di liquidazione per bancarotta della Banca di Canton che si accavalla alle pretese risarcitorie della Banca di Jiangsu.”

Un altro spiacevole capitolo nella vicenda Yonghong Li-Milan, lo scorso anno il proprietario cinese era stato smascherato dal New York Times, il quale aveva rivelato che l’impero minerario nella provincia di Guizhou, che questi dichiarava di possedere, in realtà non esiste. Nel mese di dicembre è arrivata la bocciatura della UEFA e il Milan sarà sottoposto ad un regime di Settlement Agreement, venendo così limitato in ambito di calciomercato. A gennaio sono emerse alcune voci che la guardia di finanza avrebbe aperto alcune indagini per quanto concerne un’operazione di riciclaggio di denaro dietro la compravendita del Milan, caso che è stato fatto parzialmente rientrare, ma rimangono comunque le «segnalazioni di operazioni sospette (Sos)» (leggi qui).

Rimane inoltre il nodo sul rifinanziamento del debito con il fondo Elliott, che ancora non ha trovato alcuna soluzione. Alcuni istituti finanziari sarebbero disposti a pagare il debito che ricade sul Milan, ma non i 180 milioni che riguardano la figura di Yonghong Li, il quale, come abbiamo appurato quest’oggi, ha tanti altri guai finanziari.

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Riproponiamo sempre il solito quesito: in che mani ha lasciato il Milan Silvio Berlusconi? Se il club rossonero si trova in questa drammatica situazione finanziaria che sembra essere senza via d’uscita, la colpa è principalmente la sua e della precedente gestione con Adriano Galliani. E non è detta che la sua influenza sul club più titolato del mondo sia conclusa, perchè non possiamo ancora escludere che l’intera operazione sia una sua manovra di riciclaggio per far rientrare capitali dai paradisi fiscali (e le nostre fonti ci confermano questo).

#SaveACMilan

 

 

 

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2 commenti su “Corsera: la holding di Yonghong Li messa all’asta, svelati nuovi debiti con due banche cinesi

  1. Viene da ridere sulla polemica sviluppatasi qui in Cittaideale, con un giornalista del Corsera sulla sostanzialmente distorta e inattuale politica antimafia fatta di parate, descritta come ambiente pervasivo entro la nostra cittadina quando, la pervasività, noi si sosteneva essere entro il sistema delle relazioni con imprese veicolo, professionisti e riciclaggio attraverso la compravendita immobiliare e quant’altro.

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