Considerazioni sul caso Donnarumma: chi comanda nel mondo del calcio?

Oramai lo sanno anche i muri, non si parla di nient’altro in questi giorni in Italia: Donnarumma non ha rinnovato il proprio contratto con il Milan e lascerà i rossoneri, forse entro quest’estate, o forse alla fine della stagione che deve venire. Si è discusso tanto, su chi addossare le colpe per quello che è stato definito come uno dei più grandi tradimenti nel mondo del calcio, ma questo caso mi fa riflettere oltre la semplice questione Donnarumma e mi pongo un quesito: “Chi è che comanda nel mondo del calcio? Sono le società oppure i procuratori e i fondi di investimento?”

Ora, si è detto che Donnarumma è uno schiavo alla mercè del suo procuratore Mino Raiola, il ragazzo a soli 18 anni ha un talento cristallino e non se la passerà affatto male negli anni a venire e riuscirà a strappare contratti ricchissimi, basti pensare che il Milan gli aveva già offerto quasi cinque milioni di euro. Quale sarà il futuro del portiere lo verremo a sapere nei prossimi giorni, nel mentre possiamo fare solo congetture e pensare magari al fatto che Raiola abbia ricevuto offerte ancora più ricche da altri club e che quindi avverrà un trasferimento subito, oppure sono state offerte laute commissioni nel caso che il procuratore porti il proprio assistito a parametro zero.

L’altra domanda che mi faccio è: “Di chi è il cartellino di Donnarumma?” Il giorno prima dell’annuncio mentre il portiere si trovava a Monaco, Mirabelli ha tentato un contatto con questi, scatenando le ire di Mino Raiola. Ora, che un dirigente non possa parlare con un giocatore dipendente dello stesso club ha del ridicolo, e chiaramente pone dei dubbi sull’effettiva proprietà del cartellino. Qual è stato l’accordo siglato da Raiola e Galliani quando la famiglia di Donnarumma anni addietro ha voltato le spalle all’Inter per firmare con il Milan?

La stessa questione ha riguardato Pogba e il suo passaggio dalla Juventus al Manchester United, caratterizzato da una commissione da oltre 20 milioni di euro in favore di Mino Raiola. “Non posso parlare del contratto che fu sottoscritto, ma in un trasferimento come quello di Pogba non sono solo i due club che ci guadagnano.– Queste le parole di Raiola in un’intervista al Financial Times dello scorso novembre –Se mi hanno dato un compenso dalla Juventus? No, non nel modo in cui pensate. Se ho ricevuto soldi dalla Juve? Devo capire bene come pronunciare questa frase in modo che la Juventus non possa portarmi in tribunale. Allora [dopo una lunga pausa ndr.] sì, in questo accordo la Juventus non era l’unica a possedere i diritti del giocatore“.

“Quando completammo il passaggio di Pogba alla Juve non erano ancora vietate.- Continua Raiola riferendosi alla TPO, ovvero Third Party Ownership, società che detengono il cartellino dei calciatori assieme ai club a fini speculativi –Solo dopo, nel 2015 sono state vietate dalla Fifa. Non sempre, bensì qualche volta prima del divieto, detenevo parte del cartellino di alcuni giocatori. Per Pogba però non era una TPO. Bisogna stare attenti con la definizione legale delle TPO. Diciamo però che in questo caso c’era un surplus per la nostra parte. E per la nostra parte intendo quella del calciatore. E sì, questo non è più permesso”.

Nel caso di Donnarumma, questi fu ingaggiato dal Milan nel 2013 e al tempo le Third Party Ownership erano ancora ‘legali’ per così dire, dunque non è affatto escluso che parte del cartellino del calciatore appartenga a Mino Raiola.

Donnarumma dopotutto è un ragazzo baciato dal talento, a soli 18 anni è già il vice portiere della nazionale italiana e il Milan gli aveva offerto un contratto da 4.5 milioni di euro, per cui, economicamente starà benissimo. Lo stesso discorso vale per Pogba che oltre all’ingaggio da 15 milioni di sterline al Manchester United deve aggiungere i ricchissimi compensi dei diritti di immagine. Ma per quanto riguarda invece la miriade di giovani calciatori che non sono riusciti ad emergere?

Nel 2015 GlobeSport sottolineava il fatto che il 90% dei calciatori in Brasile non apparteneva interamente ai club, in quanto una certa percentuale del cartellino è di proprietà di agenti o di fondi di investimento. Cerchiamo di spiegare il meccanismo nel modo più semplice possibile, che riguarda anche i top club brasiliani, in tutto il Sudamerica, fino ad arrivare alla totale conquista del Portogallo e in parte negli altri paesi europei.

I fondi di investimento, o TPO se preferite, individuano i club in emergenza economica, magari con dei buoni settori giovanili e calciatori promettenti di cui acquistare le quote. I debiti possono venire risolti in cambio delle percentuali su determinati calciatori, i quali una volta maturati vengono ceduti al miglior offerente. Per cui, se pensato che il Porto o il Benfica siano dei club virtuosi che sfoggiano grandi plusvalenze, vi sbagliate di grosso, perché gran parte degli introiti finiscono nelle tasche di agenti o TPO.

Parliamo però ancora di realtà molto importanti, ma cerchiamo di scendere nei bassifondi, al Deportivo Maldonado in Serie B uruguagia oppure al Tombense FC nelle serie inferiori brasiliane. Questi club vengono utilizzati come depositi di calciatori dai fondi di investimento che ne detengono la proprietà, rispettivamente la Stellar Group e la Europe Sports Group. Osservando la pagina dei trasferimenti del Tombense su transfermarkt osserverete una miriade di prestiti e ritorni da prestiti tutti quanti a quota zero.

I giocatori di proprietà della ESG dal Tombense vengono smerciati in prestito fra Brasile e Portogallo, ma non mancano mete più esotiche come la Sud Corea. Da ogni operazione il fondo e i suoi agenti ne traggono delle commissioni, e alla fine del prestito, se il calciatore non è stato riscattato, i suoi dati tornano al Tombense e si riparte con un nuovo trasferimento verso un’altra meta. Questa è la grande mobilitazione di calciatori che fa ricchi gli agenti e che riguarda un esercito di giocatori senza abilità particolari, costretti ad errare da una meta all’altra, con il fallimento che gli attende dietro l’angolo.

E’ chiaro che fanno più rumore i grandi colpi di mercato, ma non dimentichiamo che i procuratori stanno esercitando un’influenza considerevole fra i vari club: l’impero di Jorge Mendes si estende dal Portogallo, al Monaco, alla Cina e all’Inghilterra con la Fosun di Guo Guangchang e ora si sta addentrando al Milan con il trasferimento di Andrè Silva. Mino Raiola è ben radicato in Italia e in Olanda oltre all’Inghilterra grazie ai recenti trasferimenti di Ibrahimovic, Mkhitaryan e Pogba allo United. Kia Joorabchian è consulente della Suning Sports e in un recente articolo (leggi qui) abbiamo potuto constatare quanto siano effettivamente costati i trasferimenti di Joao Mario e Gabigol e quanti soldi sono usciti dal sistema calcio fra commissioni e TPO: ben 37.5 milioni di euro.

L’ultima parola spetta ai procuratori e alle TPO, sono loro i veri padroni del calcio globale, quelli che hanno legami con il mondo politico e della finanza. Il calcio non è altro che un grande gioco speculativo, un grande sistema utilizzato sovente per il riciclo i denaro e i giocatori nien’altro sono le marionette che finalizzano la pratica. Questa è la realtà. Non vi sono bandiere, sani principi o qualsiasi altro valore. La febbre da calciomercato e lo spettacolo sul campo da gioco sono solamente la punta dell’iceberg che nascondo un meccanismo economico molto sottile che si muove spesso al di la della legalità.

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