Cina e Africa: la connessione calcistica tra il Dragone e il Continente Nero

Cina e Africa, calcio e politica. Gli interessi economici della Repubblica Popolare Cinese si sono intrecciati con le speranze di rinascita del Continente Nero, immensa area di oltre 30 milioni di km² ricca di potenzialità inespresse. A dire il vero, la relazione economica tra il governo di Pechino e le regioni africane non è recente, e risale ai primi anni 2000. In quel periodo il Dragone era guidato da Hu Jintao, e iniziò ad aprire in massa i rubinetti per dare il via ai primi, massicci, investimenti in Africa. Dalle soglie del nuovo millennio al 2011, la Cina ha speso la bellezza di 16,6 miliardi di dollari – escludendo i soldi emessi dalle varie multinazionali governative – una cifra ingente, ampiamente superata dagli ultimi accordi.

INFRASTRUTTURE E STADI

Nel dicembre 2016, al sesto forum di cooperazione Cina-Africa (Focac) di Johannesburg, il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato un piano di finanziamenti pari a 60 miliardi di dollari per lo sviluppo del continente africano. Tra i punti principali del progetto troviamo industrializzazione, modernizzazione agricola, servizi finanziari, tutela dell’ambiente. E ancora sviluppo del commercio, prestiti, sostegno di piccole e medie imprese, riduzione della povertà e implemento delle infrastrutture. È proprio in questo punto che si concentra la nostra attenzione, perché oltre alla linea nazionale di treni ad alta velocità di oltre 3 mila chilometri, che copre 54 stazioni da Abuja (Lagos) a N’djamena (Ciad) passando per la Nigeria, la Mombasa-Nairobi e la Ferrovia di Benguela, più di 1300 chilometri tra Angola e Zambia, sono sorti diversi stadi in più regioni del continente.

BELT AND ROAD INITIATIVE

Il motivo di un simile intreccio è prettamente politico. La Cina ha deciso di legarsi agli Stati africani per l’enorme quantità di materie prime presenti in tutto il territorio africano, materiale di cui il Dragone ha un disperato bisogno. A differenza di quanto fatto nel corso della storia dai paesi occidentali, i cinesi hanno scelto di applicare alla lettera la Belt and Road Initiative (Bri), misura geoeconomica mirata al raggiungimento di obiettivi politici e strategici in cambio di mezzi economici. E visto che per la Cina il calcio è diventato “obiettivo politico”, ecco spiegata l’attenzione riservata anche alla costruzione di stadi, in un’ottica di futura sinergia tra le culture pallonare dei due continenti.

COPPA D’AFRICA: IL CASO DI GHANA 2008

Sekondi Takoradi Stadium in Ghana

La Cina ha scelto dunque di puntare sul soft power per imporre la propria presenza in Africa, e di riflesso in tutto il mondo. Le compagnie cinesi hanno iniziato a costruire stadi in loco per la Coppa delle Nazioni Africane (e non solo) nella decade che va dal 1970 al 1980. Dopo una parentesi di calma piatta, negli anni 2000 ecco il nuovo boom. Alcuni esempi? Nella Coppa d’Africa del 2008, svoltasi in Ghana, la Cina ha contribuito all’installazione di quattro impianti: il Sekondi Takoradi Stadium (39 milioni di dollari), il Baba Yara Stadium (26), il Tamale Stadium (39) e l’Accra Sports Stadium (31). In che modo? Finanziando la loro costruzione con prestiti e affidando la realizzazione delle opere alla Shanghai Construction Co. Ltd, compagnia cinese di costruzioni.

ANGOLA 2010 E GABON 2017

Un fenomeno molto simile è capitato anche per la Coppa d’Africa 2010, in Angola. Qui, varie compagnie cinesi hanno conribuito a costruire quattro stadi, dal valore complessivo di oltre 500 milioni di dollari: l’Estadio 11 de Novembro (231), il Nacional do Chiazi (86), il Nacional de Ombaka (118) e il Nacional de Tundavala (70). Facciamo adesso un balzo avanti e arriviamo all’edizione del 2017, quella del Gabon. Anche in questo caso c’è lo zampino cinese per la costruzione di alcuni impianti, tra cui quello situato a Oyem e quello a Port Gentil, che si aggiungono allo stadio di Liberville.

I VANTAGGI DELLA CINA

Costruire infrastrutture e stadi in Africa ha il suo vantaggio. Abbiamo detto del Ghana e dell’Angola. Quest’ultimo stato, in particolare, è il maggiore esportatore di petrolio cinese, con un movimento di oltre 27 bilioni di dollari annui, cinque volte tanto il valore dell’esportazione angolana negli Stati Uniti d’America. E così via, per ogni stato del continente africano. Cina e Africa, calcio e politica. Tutto è connesso. (1. continua)

Giuliani Federico – Twitter: @Fede0fede

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