All’inaugurazione di un torneo giovanile a Pechino, le differenze con l’Italia

Lo scorso sei maggio, in un’afosa domenica mattina, assieme a Yan Wang, presidente di ICFA (Italy China Friendship Association) e il direttore sportivo Daniele D’Eustacchio, come rappresentanti di un progetto di cooperazione calcistica fra Cina e Italia, abbiamo ottenuto un invito per partecipare come ospiti all’inaugurazione di un torneo giovanile a Pechino riservato ai bambini da cinque a otto anni, in una struttura sportiva situata nei pressi dell’area dello Stadio Olimpico.

Il torneo fa parte del National Children’s Soccer Star Program e porta il nome di “Sports Cup” Beijing Children’s Soccer Invitational Tournament, e si svolgerà ogni domenica, per un totale di sette settimane, fino al 24 giugno.

L’evento è stato molto importante in quanto si tratta della prima manifestazione di questo genere per calciatori così giovani. In Cina infatti i club di calcio giovanile hanno una struttura molto diversa da come li intendiamo in Italia, in quanto tutte le l’attività sportive si svolgono all’interno delle scuole visto che, dalle elementari alle scuole superiori, le lezioni iniziano solitamente alle 08:30 per concludersi nel pomeriggio. Per cui, l’attività calcistica per quei studenti che vogliono approfondire lo sport, si svolge nell’orario post scolastico, dopo le 16:00.

In questo contesto risulta essere molto difficile organizzare dei match infrasettimanali fra le varie scuole e la soluzione più plausibile è quella di tenere degli eventi come quello a cui ho assistito nel weekend, al quale hanno partecipato 25 scuole provenienti da diverse aree della capitale.

Il torneo ha raccolto attorno a se innumerevoli partner commerciali e promotori fra cui la China Health Care Development Center of the Next Generation Working Committee; la Beijing Sports Lottery Administration Center; il Chinese Youth Football Development Fund, la National Juvenile Football Federation, la National Kindergarten Football League, la Beijing Luyin Future Sports Jointly, la Dongguan City Hacker Football Co., Ltd, la Dasheng Huanyu (Beijing) Sports Culture Development Co., Ltd. e la Beijing Dongfang Ruijie International Sports Culture Co., Ltd.

La cosa che mi è balzata maggiormente all’occhio è stata la formalità dell’evento: prima dell’inizio delle varie partite si è svolta una cerimonia d’inaugurazione che è durata oltre un’ora dove sono state presentate le varie rappresentative scolastiche ed hanno tenuto un discorso le varie autorità presenti, fra cui Wang Daozhao, membro della Chinese Football Association.

Quando allenavo in Italia (categoria Piccoli Amici e Pulcini ai tempi dell’Università), per i bambini più piccoli non si organizzavano tornei, ma giornate di raduno con varie stazioni di giochi (calcio-bowling, gara di rigori, percorsi vari… ), ma in Cina si inizia subito con tornei dall’età di cinque anni sotto la supervisione di un arbitro adulto. Prima del fischio d’inizio inoltre i giovani calciatori sono stati disposti al centro del campo per i saluti con arbitro e avversari come se si trattasse di una partita vera, mentre a bordo campo era presente un desk con un addetto che si occupava del tabellino del match e del referto.

Queste sono alcune delle principali differenze che ho riscontrato nel calcio in queste fasce d’età fra Cina e Italia. Se nel nostro paese la Federazione tende a privilegiare quella che è l’esperienza di gioco con altri ragazzi (vi è l’autoarbitraggio e nessuna classifica per la categoria Pulcini, ma solo una serie di amichevoli), in Cina si punta maggiormente sul lato della competizione, anche per la possibilità, per i vincitori e i migliori talenti, di poter partecipare a manifestazioni giovanili o programmi di training all’estero.

Nonostante questa grande discrepanza fra le due filosofie di formazione, è stato comunque positivo osservare come l’organizzazione calcistica, perlomeno a Pechino, stia puntando sempre di più alle categorie più giovani in modo di promuovere con efficacia una cultura calcistica… con caratteristiche cinesi.

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