China Files: Dove va il calcio cinese

LaCina e lo sviluppo dell’industria calcistica, un connubio bizzarro che sta tenendo banco a partire dal 2015 quando il Governo centrale ha indetto la riforma statale sul calcio, a cui sono seguiti investimenti da capogiro. Il processo non è però lineare ed è soggetto a molteplici variazioni, che potrebbero persino portare a un Grande Balzo all’indietro viste le ultime direttive dettate da Federazione e Governo per limitare le spese dei club e l’ingaggio di calciatori stranieri.

Dopo gli anni 2000 caratterizzati da scandali relativi a match combinati in campionato, il calcio cinese stava raschiando il fondo del barile. Gli investimenti da parte degli sponsor e dei club sono ripresi solamente dopo l’operazione Black Whistle List che ha portato all’arresto del vice presidente federale, del designatore degli arbitri Lu Jun e alla squalifica per 10 anni dei giocatori coinvolti nella compravendita di partite. Nel 2011, il neopromosso Guangzhou Evergrande diede il via alla grande mole di yuan spesi nel calciomercato con l’ingaggio dell’argentino Dariò Conca, fantasista di 28 anni prelevato dalla Fluminense per 8.5 milioni di euro con un ingaggio da ben 24 milioni in due anni e mezzo, che lo rese uno dei calciatori più pagati all’epoca, addirittura più di Ibrahimovic e Wayne Rooney.

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Dariò Conca, inizia la rivoluzione del calciomercato

Quell’anno gli investimenti totali dei club di Chinese Super League ammontarono a 33 milioni di euro, una cifra che già allora era rivoluzionaria per il contesto dell’Asia Orientale. Nel 2016 quella cifra è stata ampiamente superata e gli investimenti fra le sessioni estive e invernali hanno sfiorato i 470 milioni di euro solo per l’ingaggio dei calciatori, numeri che potranno essere superati in questo 2017, dato che l’ultima sessione invernale ha fatto segnare 402.6 milioni di euro spesi sul mercato, 64 in più rispetto ad un anno fa.

La grande rivoluzione nel mercato è avvenuta nell’estate del 2015, con le prime grandi acquisizioni di calciatori dall’Europa, su tutti spiccarono i nomi di Paulinho del Tottenham, passato al Guangzhou Evergrande per 18 milioni, e Demba Ba, trasferitosi dal Besiktas allo Shanghai Shenhua per 13 milioni. Prima d’allora le spese dei club erano focalizzate prevalentemente nel Sud America, visti i saldi rapporti con i super agenti Eduardo Uram della Europe Sports Group e Joseph Lee della Kirin Soccer. Il sistema manageriale dei club cinesi è alquanto arretrato rispetto a quello europeo, e per l’ingaggio di calciatori stranieri, come hanno dimostrato le ultime sessioni di mercato, non ci si affida all’abilità dei propri direttori sportivi, bensì ai super agenti e ai fondi di investimento.

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Goulart e Paulinho: due colpi mediati dalla Kirin Soccer di Joseph Lee (TPO)

Prima del 2015 una consistente parte di calciatori sudamericani che transitavano verso la Cina in parte erano controllati dalla ESG di Eduardo Uram, mentre le operazioni erano mediate da Joseph Lee, agente cinese di origine indonesiana che si è trasferito in Brasile negli anni Ottanta. Come risulta nel sito della Kirin Soccer, Lee ha anche mediato il passaggio degli italiani Lippi, Diamanti e Gilardino al Guangzhou Evergrande ed ha saldi rapporti con il colosso Dalian Wanda di Wang jianlin, il quale fu main sponsor del campionato cinese dal 2011 al 2013.

Con il nuovo target europeo, Joseph Lee ed Eduardo Uram hanno perso fette di mercato in favore dei grandi nomi del procurement quali Jorge Mendes, la cui Gestifute per il 20% è stata rilevata dalla Fosun di Guo Guangchang e al duo Giuliano Bertolucci-Kia Joorabchian, con l’agente anglo iraniano che negli ultimi due anni è divenuto consulente di mercato di Suning Sports ed ha portato il proprio assistito Tevez a Shanghai (non per 38 milioni di euro all’anno come si credeva).

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Tevez, nuova stella dello Shanghai Shenhua assieme al suo agente Kia Joorabchian

Con l’avvento dei nuovi procuratori in Cina, il livello dei calciatori ingaggiati si è notevolmente innalzato, così come le cifre spese per il loro cartellino e per le commissioni ai procuratori che hanno trovato nella Cina la nuova El Dorado. Nel 2016, come riportato da Yutang Sports, i 16 club della Super League cinese hanno perso oltre un miliardo di dollari, dati gli esigui fatturati dei club, con il Guangzhou Evergrande che giunge solo a 52 milioni annui. Il sistema calcistico cinese non è affatto virtuoso nonostante l’aumento vertiginoso dei diritti TV e degli sponsor di lega, ma le preoccupazioni del governo e della Federazione non riguardano solo i buchi in bilancio dei club, bensì alla fuga di capitali che sta dietro al calciomercato.

Già lo scorso novembre il governo di Pechino aveva esercitato una stretta nella fuoriuscita di capitali dalla Repubblica Popolare, fatto che aveva impedito a Yonghong Li di concludere il closing con il Milan, dovendo dunque ripiegare su capitali personali offshore dalle Isole Vergini Britanniche. La conquista di club europei e nel mondo da parte della Cina è un processo senza freni, e allo stato attuale sono ben 26 i club di proprietà ed a compartecipazione cinese, dalle serie regionali di Setubal in Portogallo, alle due compagini di Milano, alla seconda divisione del calcio danese. Il timore del governo centrale è che i grandi gruppi abbiano preso la palla al balzo per acquistare club e far dunque uscire capitali dalla Cina, ma lo stesso processo può essere sfruttato dai club in sede di calciomercato: ha fatto molto discutere il caso di Lavezzi, con l’ex Napoli che nel febbraio del 2016 si è trasferito a Qinhuangdao per vestire la maglia dell’Hebei Fortune, firmando un biennale da 11 milioni di euro a stagione.

Panoramica sui club di proprietà ed a compartecipazione cinese nel mondo

Nei mesi successivi Football Leaks ha svelato che il reale ingaggio dell’argentino è di 23 milioni di euro, versati su un conto in Lussemburgo, sono dunque aumentati esponenzialmente i sospetti che la China Fortune Land, proprietaria del club, quei dodici milioni di euro in più li faccia poi transitare su un proprio conto offshore attraverso un meccanismo di scatole cinesi, lo steso che ha caratterizzato le acquisizioni di Inter e Milan: società che sono controllate da due veicoli lussemburghesi, la Great Horizon per i nerazzurri e la Rossoneri Sport Investment Lux.

Le istituzioni calcistiche cinesi sono intenzionate a combattere questo sistema, e nel bel mezzo della scorsa sessione invernale sono cambiate le regole per quanto riguarda l’utilizzo degli stranieri: ora se ne possono tesserare sempre cinque (di cui uno deve essere per forza asiatico), ma rispetto alla scorsa stagione solo tre di questi possono essere inseriti nella lista dei convocati, gli altri due se ne vanno in tribuna. Il provvedimento è stato deleterio in quanto è giunto all’improvviso a sessione di mercato in corso, quando i club si erano attrezzati per fare acquisti seguendo la vecchia regola del 4+1, inoltre ad emanare la regola è stata la General Sports Administration, dunque un’istituzione governativa, non la Chinese Football Association. La Fifa sarebbe dovuta scendere in campo e squalificare la nazionale cinese i club da tutte le competizioni internazionali per ingerenza del governo negli affari federali, come successo per Kuwait e Indonesia. Nessun provvedimento però è stato preso dal massimo organismo del calcio, dato che questi sopravvive con i soldi degli sponsor cinesi, divenuti recentemente quattro con l’ultimo ingresso del produttore di smartphone Vivo, a cui si aggiungono i colossi Hisense, Alibaba e la Dalian Wanda.

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Oscar, l’acquisto più costoso nella storia del calcio cinese: 60 milioni di euro

La restrizione sugli stranieri non è comunque bastata a tamponare gli investimenti dei club nel calciomercato, che hanno avuto il loro apice con l’ingaggio di Oscar per 60 milioni di euro, e il tanto chiacchierato trasferimento di Zhang Chengdong dal Beijing Guoan all’Hebei Fortune per ben 20.4 milioni di euro. La General Sports Administration è dunque intervenuta nuovamente lo scorso maggio con dei provvedimenti ancora più pesanti che rischiano di compromettere lo sviluppo della Chinese Super League. A partire dalla sessione estiva del 2017 i trasferimenti sui calciatori non cinesi che supereranno i sei milioni di euro saranno soggetti al 100% di tasse e il ricavato sarà versato nelle casse di un fondo per lo sviluppo giovanile, inoltre le nuove linee guida, che diverranno ufficiali a partire dal 2018, obbligano a schierare un calciatore cinese Under 23 per ogni straniero presente in campo.

Il fatto è che grazie all’ingaggio di super star straniere quali Teixeira, Paulinho, Pato, Guarin, Tevez, Hulk, la Chinese Super League ha attratto sempre più sponsor. Nel novembre del 2015 i diritti televisivi del campionato sono stati acquistati dalla China Sports Media per 1.2 miliardi di dollari per cinque stagioni, con 150 milioni versati nelle casse dei club i primi due anni, per poi passare a 300 in quelli successivi. Si sono fatti sempre più ricchi anche gli investimenti dei partner del campionato, con la compagnia assicurativa Ping An Insurance che ha recentemente rinnovato il contratto di main sponsor passando da 21 a 29 milioni di dollari per le prossime quattro stagioni. La stessa presenza del pubblico sugli spalti della Chinese Super League è aumentata a dismisura, passando da un’affluenza media di 14.581 spettatori nel 2010 a 24.159 nel 2016 (la quinta al mondo, superiore alla Serie A che si attesta a 21.000). Inoltre la Super League cinese ha destato attenzioni anche da parte degli stati esteri, tanto che ora è visibile in 96 paesi del mondo, fra cui Italia, Portogallo, Spagna, Inghilterra, Germania

Le ulteriori restrizioni sugli stranieri possono però limitare la crescita economica della lega? Secondo il prof Simon Chadwik dell’Università di Salford (ex conculente della Chinese Football Association) nel breve termine potrebbero esserci delle conseguenze negative a livello economico, ma il piano della Cina guarda più avanti: “L’intenzione della Cina è sempre stata quella di promuovere lo sviluppo di talenti che porteranno le squadre della Chinese Super League ad essere popolate quasi esclusivamente da giocatori cinesi di fama mondiale, dunque non di stranieri. Per questo i recenti eventi in realtà non hanno modificato la visione del paese, piuttosto il governo ha raffinato, ottimizzato e aumentato il passo verso la realizzazione della sua visione. Nel breve e medio periodo, restrizioni sugli stranieri potrebbero smorzare l’entusiasmo del pubblico e avere un impatto sull’appeal commerciale della Chinese Super League, tuttavia credo che questa possa essere la strategia giusta nel medio lungo termine. Prevedo che non vi saranno conseguenze negative per la Chinese Super League”.

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Le multiproprietà nel calcio: FC Inter e Jiangsu Suning

Per il prof. Simon Chadwik i motivi di preoccupazione risiedono altrove, ovvero nel trovare un escamotage per evadere il 100% di tasse sull’ingaggio di calciatori stranieri: “Penso che vedremo svilupparsi una finanza creativa, processo che sta già avvenendo in quanto vi sono già organizzazioni che possiedono club in più paesi come nei casi di Suning e Desports, inoltre prevedo che possano essere acquistate anche compagnie di procurement, come già avvenuto per la Gestifute e come si mormorava per la Stellar. Vi saranno molti modi per evadere le tasse. Un’altra opzione potrebbe essere quella di affidarsi a trasferimenti gratuiti, con commissioni pagate ad agenti e intermediari. La tassa, anche se ben intenzionata, non sembra essere ben applicata”

E’ dello stesso avviso Pippo Russo, autore dei libri ‘Gol di Rapina’ e ‘M. l’orgia del potere’: “Credo che i fondi di investimento avranno un ruolo sempre più cruciale. Verranno messi al centro di operazioni finanziarie che rastrellano denaro fuori dalla Cina per consentire ai gruppi cinesi di aggirare il blocco. In questo senso, l’operazione che ha portato all’acquisizione del Milan potrebbe essere una formula replicata.” Per quanto riguarda invece le multiproprietà precedentemente esposte da Simon Chadwick, le istituzioni calcistiche cinesi si sono tutelate al fine di evitare scambi di calciatori da una squadra europea ad una cinese della stessa proprietà come nel caso di Suning (Jiangsu e Inter) e Desports (Parma, Granada e Chongqing Lifan). Non saranno applicate sanzioni per il prestito di un calciatore straniero verso l’Europa, come nel caso di Sainsbury, giunto in prestito all’Inter lo scorso gennaio in prestito dallo Jiangsu Suning, ma per quanto riguarda il processo inverso verrà applicata una tassa il cui importo è identico al prezzo del cartellino del calciatore. Per cui, se l’Inter dovesse prestare Gabriel Barbosa alla compagine cinese, dovrebbe pagare 30 milioni di euro in tasse, ovvero la stessa cifra che i nerazzurri hanno versato nelle casse del Santos la scorsa estate.

Jiang Lizhang: il patron di Chongqing Lifan, Granada e Parma Calcio

Oltre alle restrizioni sull’impiego degli stranieri, le nuove regole del calcio cinese vogliono obbligare i club ad impiegare gli U23 dato che, come sottolineato sul report di BlogCalcioChina sulle prime quattordici giornate della stagione 2016, l’utilizzo di questi era esiguo rispetto alle leghe europee, con 134 minuti di media a partita contro i 317 degli U21 in Italia e i 500 della Bundesliga. La regola attualmente in atto prevede che ogni club di Super League deve obbligatoriamente schierare nell’undici iniziale un Under 23 oltre a portarne anche uno in panchina al fine di non perdere una sostituzione sulle tre disponibili. Fatta la legge però, è subito stato trovato l’inganno, dato che la stragrande maggioranza dei club sostituisce il proprio Under 23 dopo appena un quarto d’ora. E’ il caso dello sfortunato Zhang Huechang dello Shanghai Sipg, che nelle prime dieci giornate allo scoccare del quindicesimo è stato sempre rimpiazzato, ma come lui tanti altri. L’interpretazione della regola ha scatenato molte polemiche, e a partire dal 2018, le autorità calcistiche hanno deciso che per ogni straniero schierato nella formazione iniziale, deve essere incluso obbligatoriamente un U23. “Ora gli U23 guadagnano un milione di yuan all’anno nonostante le loro dubbie qualità- Ha dichiarato ai media cinesi Jiang Hao, portiere dello Jiangsu Suning -Gli è garantito di giocare nonostante un grado di allenamento non all’altezza. Alcuni hanno minacciato di non scendere in campo se non verranno accontentati sull’aumento di stipendio.”

La prima sostituzione di un U23 al quarto d’ora

Rispetto all’opinione del prof. Simon Chadwik, va del tutto controcorrente Cameron Wilson, direttore di wildeastfootball: “Le nuove regole sono il risultato di burocrati che non capiscono il calcio e che rischiano seriamente di danneggiare lo svilippo della Chinese Super League. Non ha molto senso la correlazione fra calciatori stranieri e il numero degli U23 in campo. Vi sono già delle regole per limitare l’utilizzo degli stranieri, e i nuovi provvedimenti limiteranno ulteriormente il loro impiego, che dopotutto innalza la qualità delle partite, inoltre grandi professionisti possono essere anche un modello per i calciatori cinesi a cui aspirare. Francamente, le nuove regole sembra che vogliano trasformare la Chinese Super League in un grande training camp per la nazionale, ma è controproducente perché ignora i benefici apportati dagli stranieri, senza menzionare la grande influenza che questi hanno sull’affluenza allo stadio. Sono d’accordo sul fatto di limitare gli investimenti e che certi calciatori vengono pagati esageratamente, ma la nuova regola ignora completamente il fatto che vi deve essere un equilibrio fra l’impiego di superstar e giovani calciatori.”

La Cina vuole vincere la Coppa del mondo e sviluppare calciatori di fama mondiale, ma il processo richiede anni di duro lavoro a partire dalle basi e sembra che sia la federazione, che il governo, vogliano forzare le tappe dopo la quasi certa esclusione della nazionale dalla Coppa del mondo russa nel 2018. Ma qual è il livello dei giovani calciatori cinesi? Lo scorso anno si sono tenute le Coppe d’Asia Under 16, Under 19 e Under 23, la nazionale cinese non era riuscita ad ottenere il pass per le prima manifestazione, mentre le rappresentative Under 19 e Under 23 sono uscite alla fase a gironi senza ottenere vittorie. Nella stagione attualmente in corso sta emergendo qualche talento molto interessante ma è ancora tutto da verificare quello che può essere il loro percorso di crescita. La vera problematica riguarda la mancanza delle basi, perché il popolo cinese è un grande consumatore di calcio agli stadi e in televisione, ma per quanto riguarda il radicamento di una cultura calcistica a partire dai bambini siamo ancora all’anno zero. Eccezion fatta per alcune aree quali Pechino, Guangzhou o Shanghai, dove gli investimenti nel calcio da parte di società o academy estere sono molto presenti, nel resto della Cina il pallone è un oggetto ancora misterioso per i bambini delle scuole primarie. Persino a livello professionistico la situazione dei settori giovanili è molto precaria, dato che, a parte poche società, tutte le altre devono ancora svilupparsi in tale settore, come ad esempio il Chongqing Lifan, che dispone solo di rappresentative U19 e U17, ma per quel che riguarda le categorie che noi definiamo’Pulcini’, ‘Allievi’ o ‘Giovanissimi’ non vi è traccia.

La nazionale U23 cinese: uscita al primo turno con tre sconfitte nell’Asian Cup del 2016

Sono tantissimi altri gli ambiti in cui i club cinesi sono nettamente indietro rispetto alle controparti europee. La comunicazione sui siti internet e sui social media è totalmente trascurata come svela il sito FourFourTwo: sono pochi i club che dispongono di un’area e-commerce, inoltre non vi è comunicazione o interazione con i tifosi, dato che, un club come il Guizhou Zhicheng, neopromosso in Super League, sul proprio sito non ha riportato il raggiungimento di tale storico traguardo, per cui, se capite il cinese, ma non sapete nulla del calcio all’interno della muraglia, penserete che la compagine di Guiyang milita ancora nella seconda divisione. Persino il mercato dei jersey sponsor è totalmente sottosviluppato e ignorato, dato che la stragrande maggioranza dei club, fra cui i più noti Shanghai Shenhua, Guangzhou Evergrande o Tianjin Quanjian, sul fronte della maglia riportano solo l’azienda proprietaria o una sua controllata, mancando dunque totalmente di trarre profitti da questa branca del mercato sportivo. E’ dunque chiaro che, prima di pensare a crescere e vincere un mondiale, è necessario creare i presupposti per lo sviluppo di alcuni elementi che per noi paiono basilari, ma che per l’altra parte del mondo forse non sono così scontati, piuttosto che ne porre paletti e pensare di accelerare il percorso di crescita, rischiando di mandare all’aria miliardi di yuan investiti. “La vera domanda– scrive Cameron Wilson- non riguarda tanto l’influenza che la Cina avrà sull’economia calcistica, ma come il calcio può cambiare la Cina dal punto di vista culturale.”

Articolo pubblicato originariamente su China Files

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