Calciomercato Chinese Super League: Un grande balzo all’indietro?

Nella storia cinese, per “Balzo in avanti” si intende quel periodo alla fine degli anni ’50, che doveva portare la Repubblica Popolare Cinese capeggiata da Mao Zedong a diventare una super potenza mondiale, trasformando la sua economia da agricola a industriale. L’esperimento fu un fallimento su tutti i fronti che causò carestie e migliaia di morti, tanto che, a posteriori, sarebbe più opportuno parlare di “Grande Balzo all’indietro”.

L’espressione “Balzo in avanti” spesso è stata utilizzata anche per identificare lo sviluppo del movimento calcistico cinese, cresciuto esponenzialmente grazie ai piani di riforma promossi dal governo e al mastodontico calciomercato intrapreso dai club… fino ad ora.

Nella sessione invernale i club di Chinese Super League hanno speso quasi 400 milioni di euro, con l’approdo di star internazionali quali Oscar, Tevez, Pato, Hernanes ecc… i quali si sono aggiunti agli stranieri di altissimo livello giunti in Cina nel 2016 come Hulk, Guarin, Teixeira, Ramires, Lavezzi, Gervinho… e tanti altri. Spese folli che hanno spinto la Federazione a porre delle pesanti limitazioni nell’utilizzo degli stranieri, tanto che, ora se ne possono convocare solo tre a partita, a differenza dei cinque dello scorso anno, inoltre si applicherà una tassa del 100% per gli acquisti che superano i sei milioni di euro.

Manovre antieconomiche senza alcun criterio: come si può pensare di regolamentare i conti dei club, quando a questi dai la possibilità di tesserare cinque stranieri e di metterne in campo solo tre, lasciando così due star pagate fior di milioni di euro in tribuna? A seguito di queste leggi, come vi avevamo riportato nei giorni scorsi, la China Sports Media, che detiene i diritti televisivi della Chinese Super League, ha contattato la Federazione per ritrattare i termini dell’accordo, perchè il campionato con questi provvedimenti è destinato a compiere un Grande Balzo all’indietro (leggi qui).

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Ne è la testimonianza l’ultima sessione di mercato, che ha visto i club di Super League spendere “solo” 28.4 milioni di euro. L’unico acquisto di un certo spessore è stato quello di Anthony Modeste da parte del Tianjin Quanjian, con la formula di un prestito biennale a 6 milioni di euro e riscatto a 29 da esercitare nel 2019, al fine di evadere la tasse del 100%. Le limitazioni sull’utilizzo degli stranieri e la tassa hanno impedito al Tianjin di Cannavaro di ingaggiare anche Aubameyang, e al Beijing Guoan di Roger Schmidt di prelevare dal Bayer Leverkusen il centrocampista Kampl.

Per il resto, gli altri stranieri approdati in Chinese Super League sono passati in secondo piano: il Guangzhou Evergrande riabbraccia Muriqui, leggenda delle Tigri del Canton dal 2011 al 2014, i Blue Lions dell’R&F hanno ingaggiato l’islandese Solvi Ottesen dal campionato islandese, lo Jiangsu Suning ha speso 5.6 milioni di euro per un certo Benjamin Moukandjo, mentre altri nomi sono quelli di Bekemenga e Olivier Baumal al Liaoning, Ricardo Vaz Te all’Henan Jianye e Valdet Rama allo Yanbian Funde, con quest’ultimo che addirittura arriva dalla terza divisione tedesca!

Inoltre c’è chi ha già cominciato a lasciare la Chinese Super League, è il caso del nazionale turco Burak Ylmaz, che ha lasciato Pechino dopo un anno e mezzo per tornare in patria al Trabznospor. Segnale molto poco incoraggiante per il campionato cinese.

Di questo passa fra qualche anno saranno questi i volti principali della Chinese Super League. Lo scorso anno i club in estate avevano speso 139 milioni di euro, portando in Cina giocatori di spessore e di prospettiva, come Pellè e Papisse CIssè (Newcastle), Hulk (Shanghai Sipg), Jeong Ho e Roger Martinez (Suning) ed Eran Zahavi. La sessione di mercato appena trascorsa per cifre spese ricorda quella del 2012 (23 miioni di euro), nella quale, a parte gli arrivi di Didier Drogba dal Chelsea, Seydou Keita dal Barcellona (entrambi a titolo gratuito) e Lucas Barrios dal Dortmund, la maggior parte dei giocatori veniva da club di seconda e terza fascia come Ceballos (dal Nazareth di Israele), Camacho (dai belgi del Watteren), Krivets (dal Lech Poznan), Marquinhos (dall’Anarthosis di Cipro) e tanti altri ancora.

Cinque anni fa nessuno dava troppo peso alla Chinese Super League, perchè i giocatori di spicco si contavano sulle dita di una mano. L’unico interesse per noi italiani era dato dal fatto che Marcello Lippi era l’allenatore del Guangzhou Evergrande. E’ sicuramente giusto porre dei limiti ben precisi alle folli spese dei club per quanto riguarda il cartellino dei giocatori e i loro ingaggi, ma i provvedimenti devono essere razionali (non come quelli in vigore ora) e funzionali alla crescita del campionato, altrimenti il rischio di un “Grande Balzo all’indietro” è davvero dietro l’angolo, e con un calcio mediocre, senza un vero e proprio movimento nazionale trainante, anche la passione del pubblico potrebbe presto spegnersi.

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