Alla scoperta dell’Urawa Red Diamonds: la squadra delle Mitsubishi torna sul tetto d’Asia dopo una stagione controversa

Sabato 25 novembre i giapponesi dell’Urawa Red Diamonds sono stati incoronati campioni continentali dopo aver battuto l’Al Hilal nella finale di AFC Champions League. Si tratta del secondo titolo asiatico per la squadra di Saitama, dieci anni dopo il primo successo conseguito contro gli iraniani del Sepahan, con un leggendario denominatore comune: la presenza del centrale difensivo Yuki Abe.

Una stagione controversa

La stagione dell’Urawa Red Diamonds è stata molto strana, in quanto in J League, dopo il secondo posto dello scorso anno, partivano come favoriti per la conquista del titolo, ma a due giornate dalla fine si trovano solo al settimo posto a ben 22 punti dal Kashima Antlers che con ogni probabilità si confermerà campione del Giappone.

Eppure, nonostante la disastrosa stagione nel campionato nazionale, l’Urawa è stato incoronato campione d’Asia al termine di un percorso tortuoso, fatto di grandi rimonte, in particolar modo negli ottavi e nei quarti di finale, quando la compagine di Saitama in casa ha ribaltato il risultato della gara di andata contro Jeju United (Sud Corea) e Kawasaki Frontale (Giappone).

Gabriele Anello, giornalista di MondoFutbol ed esperto di calcio giapponese, ci racconta nel dettaglio la stagione dell’Urawa: “In campionato c’è stato il solito inseguimento al titolo, ma dopo i fallimenti del 2014 (titolo praticamente vinto, con scivoloni clamorosi nelle ultime giornate e regalo al Gamba) e nel 2016 (effettivamente campioni, ma nel ritorno della finale dei play-off il disastro casalingo contro gli Antlers), credo mancasse la volontà di dare il massimo. In più, non va dimenticato come la squadra abbia ceduto di colpo in J. League: prestazioni al di sotto del dovuto, l’esonero di Petrovic, la conseguente rinuncia al 3-4-2-1/3-5-1-1 (lo spirito tattico di questa squadra cancellato in poche settimane). Una serie di cose che non hanno aiutato, sebbene ci siano giocatori che hanno vissuto forse la miglior annata della carriera (Sekine è andato in Germania, Koroki ha superato i 100 gol in J. League, Rafa Silva è stato fantastico in campo continentale). Il cambio da Petrovic a Hori – una soluzione interna, con il rinnovo di Hori arrivato nelle ultime ore (avevano provato a prendere Moriyasu verso agosto, ma poi l’ex tecnico del Sanfrecce ha deciso di accettare l’incarico dell’U-23 in vista delle Olimpiadi di Tokyo) – è stato determinante nello spirito della squadra. Non ho più visto degli Urawa Reds spettacolari, ma molto solidi. Anche la stessa finale di AFC CL ha mostrato come la prima preoccupazione era non prenderle. Per Petrovic era diverso, con la conseguenza che si era anche più esposti a certi rischi. E con un certo gruppo che è invecchiato – Abe, Makino, Nishikawa, Moriwaki – era normale cambiare qualcosa. In campionato gli Urawa Reds continuano a faticare, ma in CL evidentemente ha funzionato.”

La squadra della Mitsubishi

Risultati immagini per urawa mitsubishi

Dietro alla squadra campione di Giappone vi è un colosso globale quale la Mitsubishi. Non sono solo le squadre cinesi ad avere grandi colossi alle spalle, ma anche quelle nipponiche (anche se il modello di business è completamente all’opposto). Le squadre cinesi fanno segnare tutte quante dei rossi in bilancio mostruosi (quest’anno il Guangzhou Evergrande chiuderà con un rosso superiore da 100 milioni), mentre l’Urawa lo scorso anno ha raggiunto un fatturato da ben 59 milioni di dollari e un’utile da 1.6 milioni, cifre considerevolmente migliori di quelle di qualsiasi altra squadra cinese

Per capire quello che è il rapporto fra l’Urawa Red Diamonds e la Mitsubishi, abbiamo chiesto a Emanuele Marlia, ex procuratore, orientato verso il mercato giapponese, il quale avevamo già intervistato in occasione della grande cavalcata del Kashima Antlers nello scorso Mondiale per Club (leggi qui):

“Per rispondere a questa domanda è necessaria una veloce premessa: il calcio giapponese è definibile come professionistico solo dal 1993. Prima di tale data, il movimento calcistico nipponico possedeva una propria identità dilettantistica, risultato di due realtà completamente diverse, ovvero quella studentesca e quella dei circoli sportivi aziendali. Quando parliamo di Urawa facciamo riferimento ad una società nata come circolo aziendale, precisamente a Kobe negli anni ’50 con il nome di Mitsubishi Heavy Industries Football Club. Dopo il trasferimento della sede sociale a Tokyo, la Mitsubishi divenne uno dei club più competitivi della realtà sportiva del Sol Levante e durante gli anni della Japan Soccer League (della quale fu membro fondatore), il club ottenne risultati significativi, tra i quali formare i giocatori della nazionale Katayama, Mori e Sugiyama ed un campionato vinto nel 1969. Proprio il Bronzo olimpico del ’68 aiutò il calcio nipponico ad ottenere maggiore visibilità e di riflesso un maggiore seguito nazionale per la Mitsubishi. Negli anni seguenti il club vinse svariati titoli (tra i quali il primo Treble della storia del calcio nipponico nel 1978) fino agli anni novanta, quando con l’avvento del professionismo ed una sfortunata retrocessione, la Mitsubishi comprese correttamente che la mentalità e l’organizzazione industriale non erano più adatte alla crescita di un club ormai famoso. Per potere ottenere i requisiti necessari per partecipare alla Jleague, venne trasferita la squadra a Saitama e modificata la struttura societaria del club, con il cambiamento del nome in Mitsubishi Motors Football Club (che diventerà poi Urawa Reds Diamonds nel 1996). In questi anni la Mitsubishi soffrì molto il drastico cambiamento strutturale e neppure l’acquisto di importanti calciatori europei (uno su tutti Guido Buchwald) permise al club di raggiungere i risultati sperati. Proprio le prestazioni stagionali altalenanti ed i troppi cambi di guida tecnica portarono ad una sorprendente retrocessione in J2 nel 1997. Cosa che accomuna molte storie sportive nipponiche, la retrocessione portò consiglio e l’Urawa tornò in prima divisione l’anno seguente. Dopo stagioni nella media, gli anni 2006-2007 furono indimenticabili. Indimenticabili per la vittoria del titolo di Jleague e della AFC Champions League, cosa che rese l’Urawa la prima squadra giapponese a partecipare al FIFA Club World Cup. Da quel momento in poi inizia la storia recente dell’Urawa, una squadra in grado di disputare anche ottimi campionati grazie ai mirati investimenti della casa madre, ma incapace di trarne profitto vincendo titoli. Questo almeno fino alla vittoria della AFC Champions League di pochi giorni fa. Paradossale pensare al numero spropositato di talenti che hanno vestito e stanno vestendo questa maglia (da Ono, Abe, Tanaka fino ai giorni nostri con Sekine, Koroki e Kashiwagi), rispetto ai titoli ottenuti negli anni. E sotto questo punto di vista che la proprietà dovrebbe riflettere, forte proprio del risultato appena raggiunto, arrivato come un fulmine a ciel sereno dopo stagioni opache. Piccola nota a margine: è interessante che questo titolo sia arrivato con un coach giapponese come Hori, subentrato all’ormai apatico Mihailo Petrovic. Seconda esperienza da primo allenatore per Hori, subentrato nel 2011 ad un altro Petrovic (Zeljiko).”

Alcuni numeri sulla ACL

-Erano nove anni che una squadra giapponese non vinceva l’AFC Champions League, nel 2008 toccò al Gamba Osaka.
-L’Urawa Red Diamonds con due titoli diventa la squadra giapponese più titolata (con un trionfo ci sono Jubilio Iwata, JEF United Chiba, Tokio Verdy e il già citato Gamba Osaka).
-La compagine asiatica con più successi in AFC Champions League è il Pohang Steelers (Sud Corea), l’unica ad aver raggiunto quota tre titoli, l’ultimo nel 2009.
-Il Giappone è secondo per trofei vinti in AFC Champions League, a quota 6, lontanissimo dalla Sud Corea che domina la classifica a con 11 titoli.
-Sono sei le finali consecutive vinte da squadre della East Zone, l’ultimo successo nella West Zone è qatariota, del club Al-Sadd nel 2011
-L’Urawa Red Diamonds, campione della ACL, dopo aver vinto la finale ha intascato un premio da 3 milioni di dollari.

 

Precedente Calciomercato Serie Minori (ep. 1): la leggenda del Barça Sergi Barjuan firma per l'Hangzhou, Li Tie al Wuhan Zall Successivo Giovanni Moreno, la leggenda dello Shanghai Shenhua