Perchè è necessario abolire l’Ordine dei Giornalisti in Italia

In quest’articolo non vi parleremo di Cina come di consueto. Siamo in italia, dove la professione del giornalista è oppressa da quello che l’Ordine dei giornalisti, una casta di potere che blocca l’accesso alla professione, la quale deve essere abolita al più presto. Noi di Blog Calcio Cina vogliamo sensibilizzare alla questione e vi invitiamo a firmare la petizione lanciata da Zaira Bartucca (che trovate di seguito) e di riportare sui vostri siti blog o quant’altro il seguente comunicato. E’ il momento di far sentire la nostra voce e iniziare un percorso che possa portare alla fine dell’ODG

Firma la Petizione per: Rompiamo il muro di silenzio sull’Ordine dei Giornalisti (clicca qui)

 

IL NOSTRO COMUNICATO: PERCHE’ E’ NECESSARIO ABOLIRE L’ORDINE DEI GIORNALISTI IN ITALIA

Gli ordini professionali in Italia hanno più ragione di esistere? Sono effettivamente utili o sono solamente delle lobby di potere che andrebbero abolite quanto prima per poi andare a riformare il mondo del lavoro? Prendiamo in considerazione quello che è lo stato dell’Ordine dei Giornalisti (odg), un ente oramai obsoleto che ha fallito totalmente nel proprio obiettivo di regolamentare la professione, andando a generare un precariato sempre più consistente.

Riprendiamo quelle che sono state le dichiarazioni di Guandalini nel novembre 2017, giornalista e opinionista per quotidiani e tv che si è proposto ad abolire gli ordini professionali di qualsiasi tipo e genere: “Sono delle casseforti di denaro e quindi delle lobby di potere. Distanti dai giovani, dalle professioni che vorrebbero intraprendere e dalle loro esigenze. Sono concentrati a conservare. Possibile che per scrivere sui giornali è necessario essere iscritto all’Albo professionale? Tra l’altro, caso unico quello italiano. Nel mondo c’è tutt’altro. Eppure sono tutti degli step che frenano l’accesso ai più capaci. Gli ordini, che sono quasi esclusivamente associazioni di natura sindacale, dicono che senza albo i giovani giornalisti sarebbero sfruttati dagli editori. Ma come mai in questa fase con l’Ordine in pianta stabile, bello e robusto, ci sono bizzeffe di casi, montanti giorno dopo giorno, di giovani precari sottopagati che lavorano nei giornali?”.

Secondo un rapporto presentato a marzo 2017 dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è emerso che oltre il 40% degli oltre 35mila giornalisti attivi in Italia, per lo più under 35, produce annualmente un reddito inferiore ai 5.000 euro, ovvero circa 416 euro al mese, neanche lontanamente vicini a quella che può essere definita una condizione di sopravvivenza. Inoltre il numero dei giornalisti attivi in Italia è in costante diminuzione, secondo la stima Agcom sono stati 35.619 nel 2016, il 3.9% in meno del 2014.

Altro fatto che va ad aggravare considerevolmente quella che è la posizione dell’Ordine dei Giornalisti è la questione delle pensioni. Secondo la riforma pensionistica dei giornalisti nel 2016 l’età pensionabile per chi svolge questo lavoro si allontana e inoltre è stato ridotto fortemente l’importo dell’assegno percepito a fine carriera dalle generazioni dei professionisti più giovani, rispetto ai colleghi entrati in redazione prima di loro. Da questo si evince che le nuove generazioni che si avvicinano al mondo del giornalismo saranno destinate ad un precariato asfissiante.

Di seguito vediamo quello che è il percorso per diventare giornalista pubblicista o professionista (la differenza fra le due figure, generalmente sta nel fatto che il pubblicista svolge anche altre mansioni lavorative, mentre il professionista no), evidenziando quelli che sono gli enormi difetti.

Il percorso per diventare un pubblicista è all’insegna del precariato. Si devono pubblicare un tot. di articoli retribuiti presso una testata regolarmente iscritta al tribunale civile con la quale si collabora in modo continuativo per due anni, e tale retribuzione non deve essere inferiore ad una data cifra, diversa per ogni regione, dai 600 euro lorde del Piemonte agli addirittura 5.000 nel Lazio. Una volta conseguito l’obiettivo parte il lunghissimo iter burocratico per l’iscrizione come pubblicista all’albo regionale per un costo totale che può arrivare persino a 580 euro il primo anno (considerando anche marche da bollo e i 168 euro di versamento della tassa di concessione governativa). Ogni anno inoltre il pubblicista deve rinnovare quella che è l’iscrizione all’albo e di conseguenza pagare una tassa annuale il cui prezzo varia a seconda della regione. Dopotutto, mal che vada l’aspirante pubblicista si è intascato qualcosa nel corso del biennio e magari ha messo dei soldi da parte per potersi permettere l’iscrizione, ma questo è un caso più unico che raro. Spesso l’aspirante pubblicista viene retribuito, ma deve ridare i soldi indietro (sottobanco) perché il giornale non è in grado di pagare, ma ti fa il piacere di aver registrato una transazione. In fin dei conti risulta essere avvenuto un pagamento, quel che basta all’odg per vedere quello che vuole, ma in realtà l’aspirante pubblicista spesso e volentieri scrive gratis almeno per due anni prima di dover pagare per prendere un tesserino che non migliora la sua condizione.

Ancora più drastico è il percorso per diventare giornalista professionista, dove è necessario riuscire a trovare una redazione (fatto di per se molto avventuroso) per un praticantato di 18 mesi regolarmente retribuito per poi andare a sostenere un Esame di Stato il quale ha un costo superiore agli 850 euro a cui poi bisogna aggiungere i costi di iscrizione all’albo elencati in precedenza. Ad oggi assumere un giornalista professionista ha dei costi molto alti in quanto il contratto impone sia dei minimi salariali che il versamento dei contributi pensionistici, per questa ragione è molto difficile trovare una redazione che accetti il praticantato. L’alternativa è quella data dalle Scuole di Giornalismo, le quali però hanno dei costi esorbitanti che superano i 10.000 euro per i due anni di istruzione, il che chiude le porte in partenza a molti aspiranti giornalisti.

Quali sono i vantaggi effettivi per chi è iscritto all’albo come pubblicista o professionista? Ad entrambe le figure sono riconosciuti gli accrediti per conferenze stampa o eventi sportivi e di spettacolo, mentre per il professionista ci dovrebbero essere anche benefici pensionistici con l’Ingpi, ma come abbiamo visto anche la categoria dei giornalisti non è scampata a quella che è una riforma delle pensioni alquanto deleteria. Non vi è nemmeno alcuna forma di tutela efficiente per proteggere il lavoro del giornalista che si vede copiato da testate di maggior rilievo il suo lavoro senza citare le fonti, un malcostume molto diffuso nel nostro paese, oltre alla proliferazione di fake news. Ma è davvero necessario essere iscritti ad un albo professionale per poter scrivere in una testata giornalistica ed essere retribuiti? Secondo quella che è stata l’esperienza del sottoscritto e di altri colleghi interpellati, la risposta è no (da specificare che comunque non è garantito un salario minimo e che non vi è alcun tipo di contributo pensionistico).

C’è dunque veramente bisogno di un ordine dei giornalisti che ha creato questo sistema malato, parassitario e senza prospettive? Non sarebbe meglio sciogliere questa lobby di potere che non garantisce alcuna forma di tutela e regolamentare il mercato del giornalismo in altro modo, magari liberalizzandolo come succede in Inghilterra o in altri paesi? In Inghilterra è giornalista semplicemente chi lo fa e soprattutto non esiste alcun ordine che vada a disciplinare la professione. In Inghilterra vi sono oltre 60.000 giornalisti (cifre leggermente in calo), ma 40.000 di questi vantano un lavoro a tempo pieno, inoltre godono della protezione di un sindacato efficiente, la National Union of Jorunalist. In Italia il sindacato dei giornalisti non conta nemmeno il 25% degli iscritti all’albo. La principale differenza con il paese inglese inoltre è data dal fatto che non esiste una normativa che distingue fra rivista o sito online registrato o meno come testata giornalistica. Come già detto il settore è liberalizzato, la concorrenza sarà pure tanta e spietata, ma ad una prima analisi ci pare un sistema maggiormente democratico, dove la burocrazia viene sostituita dalla meritocrazia.

Per questa e altre ragioni pubblichiamo questo contenuto per sensibilizzare all’argomento i giornalisti e le persone che si avvicinano a questa professione, in modo da generare un movimento che possa portare all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti.

Nicholas Gineprini-Blog Calcio Cina

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6 thoughts on “Perchè è necessario abolire l’Ordine dei Giornalisti in Italia

  1. Dario Bersani il said:

    E’ un’analisi molto parziale e per certi versi superficiale dell’argomento. Su alcuni punti le informazioni sono incomplete e, vista la complessità della materia, avrebbe richiesto una verifica più attenta. Il rischio era quello di cadere in una lunga serie di luoghi comuni ormai abusati (cosa che è puntualmente successa) senza fornire una spiegazione efficace, basata sui fatti, piuttosto che sulle opinioni.
    L’Ordine dei Giornalisti esiste proprio per evitare che sedicenti giornalisti (come vorrebbe lei) possano scrivere articoli del genere, senza effettuare alcun controllo prima di azionare la penna.
    Al tempo io votai per l’abolizione dell’ODG, ma oggi che ogni idiota può mettersi alla tastiera, dirsi giornalista e scrivere quello che vuole senza neppure conoscere le leggi che regolano la professione, ben venga un’Ordine che, anche se malfunzionante, mantiene un minimo di controllo.
    Inoltre l’accesso alla professione non è regolato solo dalle scuole, attraverso cui diventano professionisti appena settanta giornalisti all’anno (contro i mille circa che ci arrivano col praticantato). Il praticantato d’ufficio può sempre essere richiesto. Quando non succede è perché si ha paura di denunciare l’editore. E allora è giusto che quella persona non diventi mai professionista: se si ha paura dell’editore, tanto vale cambiare mestiere.
    Molti, ancora, (indagine Openpolis del 2014) preferiscono continuare a prendere uno stipendio, anche misero, da precari o pubblicisti piuttosto che mettersi contro l’editore e chiedere il praticantato. Di chi è la colpa?
    Aggiungo che l’esame per diventare giornalista professionista è tra i più facili del pianeta. L’ho visto passare ad autentici analfabeti. Se togliamo anche questo (minimo) ostacolo, è l’anarchia del webete.

    • Nicholas Gineprini il said:

      Di chi è la colpa? Di un sistema che distingue fra pubblicista e professionista (con discriminazioni nei bandi), di un sistema dove per poter diventare una delle due figure devi andare a mendicare. E’ ovvio che serve una legge che regoli la figura del giornalista, ma è solo in Italia che si paga per essere giornalisti. L’Ordine dei giornalisti oramai è superato, come ho sottolineato è solo una lobby di potere che sta in piedi per far guadagnare a pochi, come la maggior parte degli ordini professionali: personalmente sono passato anche per l’ordine dei farmacisti ed è uno schifo più assoluto.
      Istituire corsi di laurea in giornalismo, non solo scuole che pochissimi possono permettersi e abolire il percorso che ti porta ad essere pubblicista o professionista. Una sola figura: giornalista, che deve essere regolamentata in maniera differente. Il sistema attuale fa solamente schifo.

      • Dario Bersani il said:

        Quando scrive che la colpa è del “sistema che distingue fra pubblicista e professionista con discriminazioni nei bandi” a quali bandi si riferisce, esattamente?
        Mi perdoni, ma non credo che abbia chiara la modalità di accesso alla professione.

        • Nicholas Gineprini il said:

          Ce l’ho benissimo la modalità d’accesso alla professione. Ad un certo punto potevo diventare anche pubblicista ma mi sono rifiutato.
          Per i bandi, mi riferisco a episodi del genere: http://www.horsemoonpost.com/2014/03/02/il-concorso-rai-per-100-giornalisti-impugnato-dai-pubblicisti/

          Nell’attuale contesto italiano si è creata una netta spaccatura: da una parte i giornalisti professionisti assunti anni addietro, ben radicati nel loro posto di lavoro, l’altro versante invece è fatto di precariato asfissiante ed escamotage per non pagare. Forse lei non ha molto chiara quella che è la situazione

          • Anonimo il said:

            L’indizione di un bando per soli giornalisti professionisti per 100 posti in Rai mi sembra non solo giusta, ma sacrosanta. Il motivo risiede nella distinzione stessa che la legge fa tra giornalista pubblicista e professionista, ossia figure che svolgono attività giornalistica occasionale affiancandola ad un’altra occupazione e altre che invece la svolgono in maniera esclusiva. Mi sembra scontato che la Rai cerchi solo queste seconde figure per un impiego che sarebbe esclusivo e a tempo pieno.

  2. Dario Bersani il said:

    L’indizione di un bando per soli giornalisti professionisti per 100 posti in Rai mi sembra non solo giusta, ma sacrosanta. Il motivo risiede nella distinzione stessa che la legge fa tra giornalista pubblicista e professionista, ossia figure che svolgono attività giornalistica occasionale affiancandola ad un’altra occupazione e altre che invece la svolgono in maniera esclusiva. Mi sembra scontato che la Rai cerchi solo queste seconde figure per un impiego che sarebbe esclusivo e a tempo pieno.

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