Questioni politiche e prezzi da bolla speculativa: è l’inizio di una nuova era per lo sport entertainment?

La sessione di calciomercato si è ufficialmente chiusa ieri nei principali paesi del calcio europeo, decretando di fatto la fine di un’era calcistica, quella che noi associamo al concetto di sport, dato che quest’estate sono scese in campo forze politiche e quelli che dovrebbero essere semplici calciatori ora sono il manifesto della potenza economica di una nazione, questo è quello che ci insegna principalmente il caso Neymar, passato dal Barcellona al PSG, il club del Qatar.

QUESTIONI POLITICHE

Il trasferimento di Neymar al PSG per la sbalorditiva cifra da 220 milioni di euro è stato il catalizzatore che ha permesso al Qatar di poter nuovamente emergere sullo scacchiere internazionale dopo l’isolamento diplomatico dello scorso giugno da parte delle Monarchie del Golfo per la presunta questione del terrorismo.

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Neymar rappresenta una delle icone del calcio mondiale, assoluto protagonista con la nazionale brasiliana e con la maglia del Barcellona con cui ha segnato e vinto la finale di Champions League nel 2015, per cui vi sono tutti i presupposti per vedere il nuovo attaccante del PSG sul gradino più alto del pallone d’oro una volta che Messi e Cristiano Ronaldo si faranno da parte. In questo modo, il Qatar, attraverso il club francese, ha rotto gli equilibri del calciomercato aggiudicandosi le prestazioni di un giocatore in grado di spostare radicalmente l’ago della bilancia dell’opinione pubblica.

Il PSG è un club di proprietà della Qatar Sports Investment e a tutti gli effetti è da considerarsi un’ambasciata del paese arabo nel calcio europeo e con la stella carioca nel ruolo di uomo immagine del Mondiale del 2022 si tenterà di rilanciare le ambizioni della competizione e anche l’immagine del paese. In questo modo non assoceremo il Qatar alla questione terrorismo, bensì a Neymar, al PSG e a tutte le stelle che compongono la squadra, fra cui Kylian Mbappe, diciottenne francese nuovo crack del calcio mondiale, che ha lasciato il Monaco campione della Ligue 1 alla cifra sbalorditiva da 180 milioni di euro da pagare nella prossima sessione di mercato.

Lo stesso presidente francese Macron ha accolto favorevolmente l’arrivo di Neymar: “E’ una buona notizia, segno dell’attrattività della Francia”. Da quando è stato eletto il neopresidente francese, il paese è schizzto in testa nelle classifiche del soft power a discapito degli stati Uniti, e Neymar certamente è un catalizzatore per quanto riguarda la politica dello sport entertainment francese, che raggiungerà il suo apice durante le Olimpiadi parigine del 2024.

PREZZI DA BOLLA SPECULATIVA

Mai, prima d’allora, elementi di politica internazionale e di soft power avevano influenzato così radicalmente il mondo del calcio, che ora rischia di andare incontro ad un notevole ad un radicale mutamento: in questa sessione di calciomercato sono stati ben tre gli acquisti che hanno sfondato il muro dei 100 milioni di euro, oltre ai già citati Neymar e Kylian Mbappe, vi è anche il nuovo volto del Barcellona, Ousmane Dembele.

Se nel caso di Neymar parliamo di un campione di altissimo livello capace di spostare gli equilibri di una squadra, per quanto concerne Mbappe e Dembele non possiamo dire altrettanto, in quanto sono due atleti alle loro prime esperienze nel professionismo. Mbappe ha esordito quest’anno al Monaco vincendo il campionato e arrivando in semifinale di Champions. Dembele invece, dopo una buona annata al Rennes è giunto al Borussia Dortmund dove si è ritagliato un posto da titolare senza vincere nulla. Due nuove promesse del calcio mondiale, che cinque/sei anni fa sarebbero state cedute al massimo per 30/40 milioni di euro, hanno raggiunto hanno raggiunto valutazioni superiori a quelle di CR7.

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Gli investimenti dei Top 5 campionati europei crescono anno dopo anno e nella sessione appena conclusa hanno raggiunto la cifra di 4.189 miliardi di euro, con l’Inghilterra che conferma di essere ancora una volta il cuore mercantile del calcio, dove si concentrano le maggiori ricchezze, con 1,55 miliardi spesi in giocatori, seguita dal campionato italiano a 827 milioni, dunque poco più della metà dell’Inghilterra. Quella che si pensava che potesse essere una nuova forza in grado di ridisegnare gli equilibri del calciomercato globale, la Cina, ha fatto dietrofront con le pesanti limitazioni imposte dalle autorità governative nell’ingaggio di calciatori stranieri. Il dragone dunque ha deciso di defilarsi momentaneamente per seguire un percorso di crescita graduale che possa creare un modello autosostenibile nel tempo.

UNA NUOVA DIMENSIONE DELL’ENTERTAINMENT

E’ oramai chiaro che il calcio è entrato in un’altra dimensione, che ha messo in crisi le varie istituzioni, in particolar modo la Uefa, con il Financial Fair Play che è riuscito nell’intento di ridurre l’indebitamento dei club, ma dall’altra ha allargato notevolmente la forbice economica fra i club di prima e seconda fascia, ed ora anche l’ECA, l’European Club’s Association si sente minacciata dallo strapotere di alcuni club, con il forte rischio che si possa creare una bolla speculativi che crei delle gravi ripercussioni all’interno del sistema calcio. La Uefa, al fine di riacquisire credibilità, ha aperto un’indagine sui conti del PSG sulla conformità del pareggio di bilancio (break-even), ed è in questo campo che il massimo organismo europeo si gioca una buona parte del suo futuro.

L’attuale ordine mercantile calcistico è agli sgoccioli, minacciato dai prezzi che si stanno sempre di più gonfiando e al ruolo giocato dalla finanza parallela del calcio, dei super procuratori e delle TPO che si sta sempre di più allargando a discapito delle società.

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E’ necessario capire quali sono le dinamiche dominanti in questo momento storico e saperle incanalare in una nuova formula calcistica e di mercato e la Superlega può rappresentare la naturale evoluzione dell’industria dello sport entertainment, con nuove regole sul controllo dei bilanci e le possibilità di spesa, con l’ECA che la potrebbe far da padrone a discapito della Uefa che in questo contesto avrebbe un ruolo ridimensionato. In questo modo il calcio europeo può salvaguardarsi dal rischio di un tracollo finanziario, ma il prezzo da pagare è quello della salvaguardia della tradizione calcistica. 

Come sottolinea il prof Simon Chadwick dell’Università di Salford, quello del calcio è il gioco della gente, ma quale gente? (The people’s game, but which people?). Per come si sono evoluti i fatti negli ultimi anni, è chiaro che quando parliamo di vicende calcistiche, non parliamo di sport, in quanto sottendono a vicende finanziarie e politiche. Nell’immaginario collettivo, il calcio è uno strumento che riesce a dar voce e una ragione di esistere agli emarginati, può dare una possibilità di riscatto, ma oggi queste favole sono sempre più rare. Oggi il calcio è diventato il gioco dei capi di stato, oggi lo sport da voce a movimenti politici ed economici, al Qatar e alla Cina o alle multinazionali come la Red Bull. Questa è la nuova dimensione del gioco.

 

 

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