Neymar-PSG: un affare politico per il Qatar

Siamo molto vicini ad assistere al più grande trasferimento nella storia del calcio, con il passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain per oltre 200 milioni di euro. Non si tratta solo di calciomercato, perchè in quest’operazione è utile al Qatar per potersi ergere nuovamente e mostrare la propria potenza economica dopo l’isolamento diplomatico dello scorso giugno che ha messo in dubbio il Mondiale del 2022.

Ricapitolando quello che è successo nel corso degli ultimi mesi, un pool di nazioni arabe che comprendono UAE, Saudi Arabia, Yemen, Egitto e Baharain hanno deciso di isolare diplomaticamente il Qatar, accusato di finanziare il terrorismo, in particolar modo le fazioni dell’Isis e dei Fratelli Musulmani. Queste sono le ragioni “ufficiali” diramate inizialmente dalle agenzie stampa, ma dietro la scelta che contrappone Riyad a Doha, vi sono delle ragioni ben più sottili, che riguardano i buoni rapporti che il Qatar intrattiene con l’Iran sciita, grande rivale nell’area del golfo dell’Arabia Saudita di matrice sunnita. I rapporti fra Arabia Saudita e Qatar sono già tesi da tempo, in quanto il governo di Doha non si è voluto allineare alle direttive anti iraniane sancite dal summit di Ryad dello scorso 18 maggio con il ben volere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Un durissimo colpo per il Qatar, sia dal punto di vista economico e di conseguenza calcistico, con il Mondiale del 2022 (mai visto con grande simpatia dall’opinione pubblica) che rischia di saltare in caso di un crollo dal punto di vista finanziario. Ma l’assett sportivo dei qatarioti non comprende solamente il mondiale più discusso della storia, ma anche il canale televisivo BeIN Sport, il PSG di proprietà di Nasser Al Khelaifi e il Barcellona sponsorizzato dalla Qatar Airways.

Come spiegato in un precedente articolo “Qatar: il branding di una nazione attraverso il calcio con vista sul 2030” Il paese arabo, attraverso l’assegnazione del Mondiale con 12 anni di anticipo (primo caso nella storia),  ha indetto una politica di soft power, ovvero far emergere una nazione prima d’allora semisconosciuta e legittimarla sul piano globale attraverso il calcio e l’industria dell’entertainment in generale in modo da poter potenziare il progetto della Qatar National Vision, che punta a far diventare il paese autosostenibile entro il 2030.

L’assegnazione dei mondiali del 2022 è stato il primo passo per una serie di investimenti e per porre il piccolo stato nel deserto al centro dell’attenzione globale. Nel 2011 il Qatar Sports Investment (QSI) ha acquistato il Paris Saint Germain, club della capitale francese che non vinceva il titolo nazionale addirittura dal 1994. E’ bastato poco per porre i parigini come una delle superpotenze del calcio europeo, con gli acquisti milionari di Sirigu, Pastore, Lavezzi, per poi arrivare ai vari Ibrahimovic, Thiago Silva, Cavani e Di Maria.

Il Paris Saint Germain non è solo il club della capitale francese, in quanto rappresenta in tutto e per tutto il Qatar nel mondo sopratutto per quanto concerne la promozione del turismo. Uno dei principali sponsor del PSG infatti è la Qatar Tourism Authority. Il club francese in cambio di 175 milioni di euro all’anno offre la sua immagine e quella dei propri giocatori per la promozione del Paese arabo come destinazione turistica e in seconda istanza per attrarre investimenti sia per il Mondiale del 2022, che infrastrutturali e energetici per la Qatar National Vision.

Sul fronte del turismo non si può trascurare anche la strategica sponsorizzazione della Qatar Airways, il cui nome è finito sulla casacca blaugrana del Barcellona, fino a quel momento rimasta immacolata da sponsor. Negli ultimi mesi il Barça ha trovato nella giapponese Rakuten il nuovo jersey sponsor per la colossale cifra da 60 milioni di euro all’anno, ma stando alle indiscrezioni dei media spagnoli, il Barcellona e Qatar Airways sarebbero ai dettagli per un nuovo accordo di sponsorizzazione: non più per apparire sulla divisa, ma come “compagnia aerea ufficiale” della società.

Tutta la grande strategia qatariota è stata messa in discussione dopo l’isolamento diplomatico di giugno, ed è per questi motivi che l’acquisto di Neymar non può essere considerato semplice calciomercato, perchè in questo caso siamo di fronte a dinamiche di soft power che vogliono porre nuovamente il Qatar (attraverso il Paris Saint Germain) sulla scena globale e dare nuovo lustro all’immagine del paese. In sostanza, l’operazione Neymar ci conferma ancora una volta, che il calcio è diventato un gioco politico fra le super potenze mondiali, nel quale il contesto sportivo passa nettamente in secondo piano

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