Stadium Diplomacy: il soft power cinese in azione, stadi in cambio di risorse e l’isolamento diplomatico di Taiwan

Affidarsi al soft power per influenzare gli orientamenti politici di oltre 61 Stati, fare nuove amicizie diplomatiche ma soprattutto assicurarsi risorse economiche mediante la Stadium Diplomacy.

Questo è il recente programma politico seguito dalla Cina di Xi Jinping, un paese che anziché chiudersi a riccio di fronte all’avanzata della globalizzazione ha scelto di “cavalcare la tigre”. Tra le tante sfaccettature del cosiddetto potere morbido, ce né una che sta facendo ottenere eccellenti risultati al Dragone: la costruzione degli stadi in giro per il mondo(Stadium Diplomacy), chiaro esempio di soft power.

Prima di approfondire ulteriormente questa tematica, in linea con la Belt and Road Initiative, è utile dare un paio di definizioni ai termini che utilizzeremo nei prossimi paragrafi. Il potere è l’abilità che ha un qualsiasi soggetto A a spingere B a fare qualcosa che non avrebbe fatto di sua spontanea volontà. Al contrario, il soft power è la capacità di creare consenso attraverso la persuasione, senza ricorrere alla coercizione.

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LA REALPOLITIK CINESE

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Uno dei meriti della Cina è stato quello di aver compreso la necessità di incrementare il suo soft power su scala globale. I motivi di una simile mossa sono molteplici, ma la principale non è certo quella di scalzare le superpotenze rivali, bensì di pensare al proprio fabbisogno economico ed energetico.

La vita della classe media cinese migliora di anno in anno e lo Stato ha sempre più bisogno di elementi imprescindibili per non interrompere la fase di crescita. Dal carburante ai minerali, dal cibo al petrolio, la Cina, da sola, non può farcela. E allora ecco la trovata del governo: utilizzare la Stadium Diplomacy e lo sport per accrescere il soft power e, di conseguenza, creare relazioni economiche più o meno durature con numerosi Stati.

Si spiega così la costruzione di oltre 100 stadi cinesi dal 1958 a oggi in ben 61 paesi sparsi in tutte le latitudini. Ricorrere alla diplomazia sportiva è una mossa intelligente per varie ragioni. Innanzitutto perché questo è un ambito capace di influenzare facilmente l’opinione pubblica, poi contribuisce ad accrescere il soft power cinese, e quindi contribuisce ad attivare alleanze e relazioni economiche convenienti.

AFRICA E NON SOLO: IL SOFT POWER CINESE IN AZIONE

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Uno dei Continenti in cui è maggiormente visibile l’avvento del soft power cinese è l’Africa. Qui la Cina ha investito soldi e uomini per ristrutturare, ammodernare o costruire da zero stadi di calcio. Dati ufficiali parlano di 140 impianti realizzati dal Dragone in 61 stati dal 1958 a oggi. In particolare, Africa, Oceania e Caraibi sono le zone su cui è sorto il maggior numero di stadi, ben 112.

A partire dal 2000 si è avuto un picco, con 106 casi, di cui 85 situati in queste tre aree. Lo stato che ha beneficiato di più della diplomazia sportiva cinese è il Senegal, che vanta 12 impianti. A seguire troviamo il Mali e le Isole Fiji, fermi rispettivamente a sei e cinque. A quanto sappiamo, oggi, sono in costruzione nove impianti: due in Camerun e alle Isole Vanuatu, uno in Mongolia e Costa d’Avorio e tre in Cambogia.

STADI IN CAMBIO DI RISORSE

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Lo slogan perfetto per descrivere la Stadium Diplomacy potrebbe essere “stadi per risorse”. Io, Cina, mobilito i miei ingegneri e costruisco sul tuo suolo uno stadio grande e moderno assieme ad altre infrastrutture. Tu, stato africano, per ripagarmi del disturbo mi concedi risorse economiche, quali petrolio e minerali. Una mossa simile porta alla Cina numerosi vantaggi, non solo tangibili. Basti pensare, ad esempio, alle relazioni instaurate dal Dragone con alcuni stati situati in Oceania e Caraibi mediante la Stadium Diplomacy. Questi, che solitamente riconoscono lo stato di Taiwan, “nemico” della Repubblica Popolare Cinese, sono portati a isolare Taipei e riconoscere, inconsciamente, la sovranità cinese.

Inoltre la Cina, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non instaura legami soltanto con stati amici o ricchi di risorse, ma utilizza la Stadium Diplomacy anche con realtà più fredde e povere. L’importante è accrescere il soft power su scala globale, e se insieme si riesce a portare a casa un buon accordo commerciale, tanto meglio. Xi Jinping sa bene che l’accesso alle risorse naturali è essenziale per la Cina, soprattutto in questa fase storica in cui la Terra di Mezzo sta innalzando gli standard di vita a livelli sempre più alti. E in questo la costruzione degli stadi può dare una mano eccome.

Federico Giuliani @Fede0dede

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