Oriental Dragons FC: il primo club cinese in Portogallo

La notizia della futura partecipazione (ancora non si sa sotto quale forma) di una selezione nazionale cinese Under 20 nella prossima quarta divisione tedesca (il campionato regionale del sud-ovest per la precisione) ha destato sicuramente curiosità. In attesa di chiarire i contorni di questa novità sino-teutonica, raccontiamo la storia del primo club di calcio cinese approdato in Portogallo con l’arcinoto obiettivo di dare il via allo sviluppo di una nuova modernità del calcio cinese e nello specifico di formare le stelle calcistiche del futuro pronte, in questo caso, ad abbeverarsi alla fonte della conoscenza tecnica portoghese universalmente riconosciuta.

Dietro alla nascita di questo progetto calcistico in Portogallo c’è l’imprenditore cinese Qi Chen a capo della società Wsports Seven, pioniere degli investimenti cinesi in terra lusitana; terra fertile considerando che la comunità cinese è la quinta più rappresentata (20mila abitanti circa), che quello cinese è il decimo mercato delle esportazioni portoghesi e che gli investimenti cinesi qui hanno raggiunto il 3,3% del prodotto interno lordo (dati risalenti al 2015). Qi Chen da tempo è attivo nel calcio con la sua società Wsports Seven: nel 2006 fece da intermediario per il trasferimento del connazionale Yu Dabao dal Qingdao Hailifeng al Benfica, per poi investire in diversi club portoghesi fino a controllarne direttamente un paio (Torreense e Pinhalnovense, terza divisione) aprendo la strada ad altri investimenti cinesi tra cui spicca il recente contratto triennale di sponsorizzazione della “Segunda Liga” da parte della Ledman Optoelectronic: in un colpo solo incassati 4,1 milioni di euro pari alla somma delle sponsorizzazioni raccolte negli ultimi 15 anni dalla Segunda Liga le cui casse boccheggiavano, come ha confermato il presidente federale portoghese Proença. Nella logica del “do ut des” gli investitori cinesi hanno imposto la presenza di dieci giocatori e tre assistenti allenatori cinesi sparsi tra le prime dieci squadre e si è pensato di giocare la finale di Coppa di Lega a Macao (ex colonia portoghese).

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La Ledman partner della Portuguese Second League

L’investimento più curioso di Qi Chen è però certamente quello dell’Oriental Dragon Football Club, creato dal nulla in quel di Almada (distretto di Setubal, città natale di un certo Luis Figo) e inizialmente composto esclusivamente da calciatori cinesi tra i 16 e i 19 anni; ragazzi selezionati in Cina dallo stesso Qi Chen e dal suo braccio destro Carlo Gomes (direttore tecnico, ex allenatore del Benfica B) facendo visita ai club e ai familiari dei giovani reclutati per il periodo di sviluppo in Portogallo. Un progetto da circa mezzo milione di euro di budget all’anno quello della Wsports (anche la federcalcio cinese interviene economicamente) che segue i giovani cinesi 24 ore su 24 occupandosi di tutto: dai visti al cibo, dall’alloggio (i minorenni sono ospitati in un collegio apposito) alle lezioni di lingua portoghese. I colori sociali sono ovviamente il giallo e il rosso, il campo di allenamento è quello del Real Sport Club di Queluz (15 km da Lisbona, qui tirò i primi calci Nani), le partite giocate sul campo del Pinhalnovense, sempre nel distretto di Setubal.

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Oriental Dragons FC

Fondato nel 2014 (ma il progetto inizia già nel 2011 con il reclutamento dei giovani in Cina) il club ha iniziato a disputare il “Future Stars Football League” sotto l’egida della Setúbal Football Association; una specie di campionato per under21 giocato prevalentemente a metà settimana, con la partecipazione di tredici club dai distretti di Lisbona e Setubal, che hanno così l’opportunità di allenare i propri giovani; un torneo a tutti gli effetti comunque, con un regolamento specifico che in primis obbliga tutte le partecipanti a schierare almeno un calciatore cinese. Compiuti i 19 anni i giovani cinesi vengono inseriti nelle divisioni “ufficiali” della Liga portoghese che conta centinaia di club, a differenza dei soli 32 club professionistici esistenti sulla vasta superficie cinese, con notevoli problemi logistici per dei giovani ancora con obblighi scolastici.

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I club locali, peraltro, ottengono anche una somma in denaro (circa 20.000 euro) in cambio di una stagione di formazione di un calciatore cinese; Qi Chen a riguardo dichiarò: “Non voglio dire quanto i club locali ricevano ora, ma li stiamo davvero sostenendo con sovvenzioni agli allenatori, bonus a partita e aiutando le loro finanze”. E lo confermò sintomaticamente Antonio Pereira, tecnico del Loures (club di proprietà asiatica): “Se non fosse per i cinesi, nessuno starebbe guadagnando soldi nelle divisioni inferiori del Portogallo”.

Il progetto ha iniziato a dare alcuni frutti (pur ancora acerbi): lo staff tecnico si è detto soddisfatto dello sviluppo dei giovani cinesi evidenziando i notevoli miglioramenti a livello di conoscenza tattica, segnali positivi sono stati la convocazione di tre giocatori nella nazionale cinese Under18 e quella di un altro (Zhechao Chen, ora tornato in patria allo Shandong Luneng) per il Torneo di Tolone 2015 (3 match, 3 ko, 11 gol subiti, uno solo fatto). L’associazione di calcio portoghese ha 29 giocatori cinesi registrati in gare di alto livello, ma ci sono molti giocatori junior non registrati che hanno giocato partite amichevoli in attesa di aver compiuto 18 anni per essere messi in una squadra.

L’Oriental Dragon ha concluso la prima stagione “ufficiale” nel 2015/16 con un ottavo posto avendo in rosa 9 calciatori cinesi, quella successiva (16/17) con un modesto undicesimo posto nella seconda divisione del distretto Setubal con sei cinesi in rosa. Non dubitando che la formazione portoghese possa solo giovare a questi giovani, qualche dubbio sorge sull’impatto che questi giovani possano avere sul calcio cinese nel breve periodo.

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