Hoeness (pres. Bayern Monaco) punta all’acquisto di un calciatore cinese, è la scelta giusta?

Il livello attuale del calcio cinese lo si può ben comprendere dando un’occhiata al numero di calciatori della nazionale che militano all’estero: solo uno. Si tratta di Yuning Zhang, attaccante diciannovenne del Vitesse.
I tentativi ci sono stati, ma sono tutti falliti. Basti pensare ai più recenti: Zhang Xizhe (acquistato dal Wolfsburg nella sessione invernale e venduto nella sessione di mercato successiva) e Zhang Chendong (6 mesi al Rayo Vallecano e solo 4 presenze).

Numeri impietosi che spiegano il gap tra il calcio cinese e quello delle due migliori nazionali asiatiche, Corea del Sud e Giappone, rappresentate nei club europei dai vari Son (Tottenham),  Kagawa (Borussia Dortmund), Okazaki (Leicester), Nagatomo (Inter) e Honda (Milan), senza dimenticare gli ex calciatori Park Ji Sung e Nakata.

Ecco quindi perché si storce un po’ il naso a sentire le dichiarazione del Presidente del Bayern Monaco Hoeness: ‘’l’acquisto di un calciatore cinese potrebbe essere molto produttivo per noi’’.
Ma il livello dei giocatori cinesi può consentire ad un club di tale calibro di puntare su uno di essi?
Di sicuro dal punto di vista del marketing sarebbe un’operazione molto interessante. Incrementerebbe la popolarità del club in Cina e quindi il numero di tifosi cinesi e la vendita delle magliette di quel giocatore.

Ma per quanto riguarda il campo un acquisto del genere non porterebbe buoni risultati. Ciò è dimostrato dalle esperienze europee di altri calciatori cinesi. Oltre a quelle già riportate ad inizio articolo, di basso profilo sono state le carriere europee di Dong Fangzhou (Manchester United), Hao Haidong (Sheffield United) Fan Zihiy (tra Crystal Palace e Dundee United) e Zheng Shi (Charltron). Dai calciatori militanti quest’oggi in Chinese Super League non ci si può aspettare di meglio.

Per colmare il gap la Cina sta seguendo due strade:

  • Far crescere i propri giocatori direttamente nei club europei;
  • E migliorare le strutture dei club cinesi per permettere una migliore crescita dei propri talenti.

In quest’ottica rientra la mossa di  Ledman Sports ad acquistare i diritti della seconda lega portoghese con l’obbligo di tesseramento di un giocatore cinese per le prime 10 classificate. Inoltre, spostandoci in Spagna, nelle giovanili dell’Atletico Madrid, grazie al progetto Future Football Stars, militano 90 giovani calciatori cinesi, con l’obiettivo di aumentarli nel corso degli anni.

Molte risorse sono e saranno impiegate per migliorare le strutture interne, ma non basta. Serva anche un cambio di mentalità nell’utilizzo dei giovani. Per ora le riforme del campionato impongono l’utilizzo almeno al calcio d’inizio di un under 23, il quale spesso e volentieri viene sostituito dopo appena un quarto d’ora per lasciare spazio a giocatori con maggiore esperienza.

A tal proposito molto importanti sono state le parole di Eriksson ai tempi dello Shangai SIPG, secondo cui in Cina, nonostante un giovane dimostri un grande potenziale, si è restii nel lanciarlo in prima squadra per il rispetto delle gerarchie tipiche della società. Per questo motivo sono ‘costretti’ a fare la classica trafila dei vari livelli di giovanili con conseguente approdo in ritardo nel calcio che conta. Ciò non permette al movimento calcistico di rinnovarsi.

Quindi se già in patria non ha possibilità di trovare spazio in prima squadra, come può un giovane calciatore ad aspirare ad affermarsi lì dove il calcio è a livelli molto più alti di quelli attuali cinesi? L’orientamento seguito dal calcio cinese sembra essere quello giusto. Ma occorre un cambio di mentalità. Occorre vedere il calcio e i giovani da un punto di vista diverso rispetto al passato.

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