Iran-Cina 1-0: dal sogno si passa alla pura utopia

“Stars have their moment and then they die” cantava Nick Cave nel brano “Are you the one i’ve benn waiting for” dell’album “The Boatman’s call”.

I momenti belli durano un istante, poi si torna con l’amaro in bocca con i piedi per terra. Così è durato un battito di ciglio l’esaltazione per una vittoria storica contro una Sud Corea in piena crisi, ma comunque sia importante per ripristinare un minimo di speranza, subito smorzata dall’indecente sconfitta contro l’Iran. Neppure l’uomo della provvidenza, Lippi, colui che è stato aspettato per troppo tempo, può migliorare le sorti di una nazionale obiettivamente scarsa. Ora il sogno mondiale, con 7 punti di distacco dall’Uzbekistan, è pura utopia.

Dopo la vittoria contro la Sud Corea, che ha risollevato gli animi di stampa e tifosi, era lecito aspettarsi uno slancio di vitalità dalla nazionale cinese, un minimo di intensità. Ma nulla di tutto questo è avvenuto, e gli uomini di Lippi si sono sciolti come cioccolatini di fronte la maestosità del pubblico dell’Azmadi Stadium di Teheran, con oltre 100.000 spettatori sugli spalti.

Lippi ha optato per una formazione completamente diversa rispetto a quella della precedente partita, passando a un 4-3-3, con Zheng Zhi mediano in regista, fiancheggiato da Wu Xi del Suning e dal funambolico Zheng Xizhe, mentre in attacco spicca l’artiglieria pesante, con Yu Dabao e Gao Lin sugli esterni e Yuning Zhang punta centrale. Una scelta che fa discutere, dato che i due migliori talenti, ovvero Wu Lei e Cao Yunding, sono stati lasciati in panchina.

L’Iran di Carlos Queiroz non è una squadra spettacolare, ma comunque esperta, che sa fare girare il pallone con efficacia grazie alle buone doti dei suoi interpreti, su tutti Taremi e Reza dell’Herenveen in attacco e il giovane centrocampista Ezatolhai, classe 1996, a dirigere i giochi di fronte la difesa. Più volte i padroni di casa possono andare in vantaggio, ma Zeng Cheng si rivela essere ancora una volta un portiere di buon livello disinnescando varie occasioni. Cina assolutamente assente nella prima frazione di gioco, incapace di completare anche un solo passaggio sulla trequarti avversaria, senza interpreti in gradi di attaccare la profondità. Si segnala un solo tiro in orbita di Yuning Zhang.

A inizio ripresa Lippi prova a cambiare le carte in tavola, con gli ingressi di Wu Lei e Huang Bowen per aumentare la qualità in campo, ma tutto va completamente a rotoli dopo trenta secondi. Su una palla vagante in area, Jiang Zhipeng piuttosto che ne spazzarla di testa in angolo, la rimette in mezzo nella propria area di rigore e ne approfitta Taremi che sigla la rete che decide la partita. Fra i vari contrasti in quell’azione così confusa, Wu Xi subisce una violenta botta in testa ed è costretto ad uscire in barella, al suo posto Yin Hongbo, centrocampista dell’Hebei Fortune. Dopo pochi giro d’orologio del secondo tempo Lippi si ritrova in svantaggio e con i tre cambi bruciati.

E’ l’inizio della fine e un velo soporifero cala sullo stadio. Aspettarsi una reazione dalla Cina è chiedere troppo, non vi è nessuna idea concreta di gioco. L’unico modo per accendere la speranza è un calcio di punizione o un calcio d’angolo, che si risolvono con un nulla di fatto (nonostante il buon tiro di Huang Bowen che finisce di poco alto). Non fosse per i piazzati, anche il tifoso più ottimista del mondo non poteva sperare di veder la Cina giungere a conclusione su azione, figuriamoci a segnare.

In certi tratti la Cina di oggi ha ricordato quella di Gao Hongbo, mentalmente debole, senza intensità, senza cambi di ritmo o con uomini che siano in grado di trascinare la squadra. Lo stesso Wu Lei, etichettato spesso come la speranza del calcio cinese, anche questa volta ha profondamente deluso con la maglia della nazionale.

La matematica non condanna ancora la Cina, ma è chiaro che non si può più parlare di Sogno Mondiale, dato che l’Uzbekistan ha vinto all’ultimo secondo in casa contro il Qatar (gol di Ahmedov, centrocampista in forza allo Shanghai Sipg) e ora il distacco dal terzo posto si è allungato di tre punti a tre giornate dalla fine.

Ora è lecito chiedersi se per i prossimi impegni sia pertinente continuare ad utilizzare gli uomini scesi in campo in queste due partite o se conviene operare un cambio radicale e dare spazio alle seconde linee e ai tanti giovani che si stanno mettendo in mostra in questi ultimi due anni. E’ oramai finito il tempo dei Zheng Zhi, dei Yu Dabao e dei Gao Lin, così come di tanti altri. E’ finito il tempo di sperare nel mondiale russo. E’ necessario ripartire da zero e programmare il futuro con altri volti in vista dell’East Asian Championship di dicembre e della Coppa d’Asia del 2019.

RISULTATI GRUPPO A

IRAN-CINA 1-0 (46′ Taremi)

SUD COREA-SIRIA 1-0 (4′ Hong)

UZBEKISTAN-QATAR 1-0 (65′ Ahmedov)

Classifica: Iran 17, Sud Corea 13, Uzbekistan 12, Siria 8, Cina 5, Qatar 4

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2 thoughts on “Iran-Cina 1-0: dal sogno si passa alla pura utopia

  1. Paolo il said:

    Se la Cina vuole partecipare a un Mondiale (l’edizione 2002 non fa testo, Giappone e Corea erano qualificate d’ufficio e l’Australia era ancora nella zona oceanica), deve seguire l’esempio del Qatar e organizzarlo (leggi: comprarlo). Se poi vuole costruire una nazionale appena decente, non ha altra scelta che imitare i qatarioti e imbottire la rosa di giocatori sudamericani.
    Lippi uomo della provvidenza? Non scherziamo, come se il merito di aver vinto la Champions asiatica (peraltro bissata da Scolari) fosse suo o dei calciatori cinesi del Guangzhou, e non dei vari Muriqui, Elkeson, Conca, Goulart e Paulinho. Il gol incassato ieri non si vede neanche in 1°categoria, ai cinesi mancano i fondamentali, gli iraniani sono in buona parte non professionisti eppure Queiroz ha svolto un lavoro eccellente, al contrario di Lippi, troppo altezzoso per imparare il cinese in tutti questi anni e senza gli stimoli necessari (se non quello di rimpinguare il conto in banca) per dare un gioco prima al club e poi alla nazionale.
    Questo succede a volersi intestardire, per compiacere i ghiribizzi del nuovo Mao, su uno sport che non ti appartiene, di cui non hai la cultura (inutile inserire il calcio come materia obbligatoria nelle scuole…), la tradizione e soprattutto le capacità, sei in ritardo di un secolo e c’è un limite a quello che i soldi e la popolazione possono fare: Uruguay paese povero di appena 3 milioni di abitanti è da sempre una grande del calcio mondiale, ma non ha mai preteso di voler diventare una potenza nel ping-pong. Quanto più la Cina insisterà nel tentativo di primeggiare nel calcio, tanto più continuerà a essere la barzelletta mondiale di questo sport…

  2. Paolo il said:

    Se la Cina vuole partecipare a un Mondiale (l’edizione 2002 non fa testo, Giappone e Corea erano qualificate d’ufficio e l’Australia era ancora nella zona oceanica), deve seguire l’esempio del Qatar e organizzarlo (leggi: comprarlo). Se poi vuole costruire una nazionale appena decente, non ha altra scelta che imitare i qatarioti e imbottire la rosa di giocatori sudamericani.
    Lippi uomo della provvidenza? Non scherziamo, come se il merito di aver vinto la Champions asiatica (peraltro bissata da Scolari) fosse suo o dei calciatori cinesi del Guangzhou, e non dei vari Muriqui, Elkeson, Conca, Goulart e Paulinho. Il gol incassato ieri non si vede neanche in 1°categoria, ai cinesi mancano i fondamentali, gli iraniani sono in buona parte non professionisti eppure Queiroz ha svolto un lavoro eccellente, al contrario di Lippi, troppo altezzoso per imparare il cinese in tutti questi anni e senza gli stimoli necessari (se non quello di rimpinguare il conto in banca) per dare un gioco prima al club e poi alla nazionale.
    Questo succede a volersi intestardire, per compiacere i ghiribizzi del nuovo Mao, su uno sport che non ti appartiene, di cui non hai la cultura (inutile inserire il calcio come materia obbligatoria nelle scuole), la tradizione e soprattutto le capacità, sei in ritardo di un secolo e c’è un limite a quello che i soldi e la popolazione possono fare: Uruguay paese povero di appena 3 milioni di abitanti è da sempre una grande del calcio mondiale, ma non ha mai preteso di voler diventare una potenza nel ping-pong. Quanto più la Cina insisterà nel tentativo di primeggiare nel calcio, tanto più continuerà a essere la barzelletta mondiale di questo sport…

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