Intervista a Emanuele Marlia: un focus sul calcio giapponese e sull’impresa del Kashima Antlers

Il calcio giapponese è andato vicinissimo a scrivere la storia, con il Khasima Antlers che si era persino portato in vantaggio sul Real Madrid nella finale del mondiale per club, ma alla fine CR7 ha condotto gli spagnoli alla vittoria. Blog Calcio Cina vi parla a sprazzi di Giappone, per questo, per capirne di più, ho interpellato Emanuele Marlia, il più grande esperto di calcio giapponese che abbiamo in Italia, con il quale andiamo a ripercorrere il 2016 del Sol Levante.

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I supporters del Khasima Antlers

Il Kashima Antlers è andato vicinissimo a scrivere la storia nella finale del mondiale per club. Hanno vinto il campionato dopo sette anni di digiuno e sono la squadra più titolata di Giappone. Cosa ci puoi dire di questa realtà e dei suoi giocatori di maggior spicco?

Gli Antlers rappresentano una delle realtà più antiche del calcio giapponese. Grazie ai grossi investimenti negli anni della Sumitomo, la società della prefettura di Ibaraki ha scritto pagine e pagine di storia del calcio nipponico. Uno degli elementi più interessanti della realtà Kashima è il grande sodalizio con la realtà brasiliana, che ha portato grandi campioni a vestire la maglia del club: Bebeto, Leonardo e soprattutto Zico tra i tanti. Tale sodalizio portò non solo giocatori brasiliani, ma anche allenatori fondamentali per la crescita del calcio dei “cervi”: Joao Carlos, Oswaldo De Oliveira e Toninho Cerezo su tutti. Arrivando ai giorni nostri, oggi a guidare la squadra è qualcuno che conosce perfettamente il mondo Kashima, ovvero Masatada Ishii. Prima giocatore degli Antlers dal 1991 al 1997, ne divenne preparatore atletico dal 2002. Nel 2012 divenne il vice allenatore di Toninho Cerezo e lo sostituì nel 2015, mettendo a tacere gli scettici vincendo prima la Coppa Yamasaki Nabisco del 2015 poi quest’anno la Jleague. Riferendosi alla stagione appena conclusasi, gli Antlers hanno raggiunto il traguardo Jleague grazie ad un primo “stage” fenomenale e alle prestazioni di alcuni giocatori chiave: il portiere Sogahata, il terzino Nishi, i centrocampisti Ogasawara, Shibasaki e Nagaki, le ali Caio (oggi giocatore dell’Al Ain) ed Endo e la punta Kanazaki. Nonostante il pessimo secondo stage, i Kashima sono riusciti a battere gli Urawa Reds in finale del torneo di assegnazione del titolo e laurearsi campioni per l’ottava volta.

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Zico ai tempi del Khasima

Il calcio giapponese andrà incontro a una riforma, sarà dal prossimo anno un normale campionato andata/ritorno con i giocatori stranieri che passeranno dal 3+1 al 4+1. Pregi e difetti di questa svolta?

Si tratta dell’ennesima modifica regolamentare, a testimonianza di un movimento calcistico ancora in cerca della struttura migliore per poter valorizzare il proprio calcio. Il doppio stage nascondeva malamente i propri limiti. Si riparte da un campionato andata/ ritorno, situazione per me preferibile che evita di vedere dei “mezzi campionati”. Riguardo all’incremento del numero degli stranieri spero che i club non sfruttino tale possibilità per acquistare giocatori in fine carriera solamente per fini di marketing. L’acquisto di un giocatore straniero può essere un ottimo investimento per un club di calcio giapponese, poiché porta con se non solo capacità tecniche ma anche la possibilità di apprendere da culture calcistiche diverse e poco conosciute in Sol levante.

Il Giappone quest’anno ha vinto le manifestazioni U23 e U19, vi è qualche giocatore pronto per il grande salto verso la nazionale maggiore?

Seppur ci siano ottimi giocatori tra i giovani U19, Doan Ritsu per citarne uno, trovo difficile pensare ad un salto così grande. Discorso diverso per i giocatori della squadra U23, che potrebbero giovare dell’ultimo “acquisto” dello staff della nazionale maggiore, ovvero quel Teguramori che li conosce molto bene. In quest’ottica spero di vedere in nazionale maggiore un giocatore come Shoya Nakajima, ma anche spero che venga garantito maggiore spazio a gente come Ryota Oshima del Kawasaki Frontale, Ueda degli Antlers, Ideguchi del Gamba e Asano dello Stoccarda.

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Doan Ritsu, futuro del calcio nipponico?

Proiettiamoci verso il 2017, il Kashima Antlers giocherà la AFC Champions League, assieme a Urawa, Kawasaki Frontale e un’altra squadra da determinare. Quest’anno la competizione è stata dominata dalle coreane Seoul e Jeonbuk, cosa manca per colmare il gap?

Rispondo con una battuta: serve volerlo. Mi spiego meglio: da anni gli scarsi risultati delle squadre giapponesi in AFC Champions League vengono giustificati con la scarsa volontà di andare avanti nella competizione per gli alti costi delle trasferte. Seppur questa ipotesi sia verosimile, è anche vero che disdegnare tale torneo provocherebbe in futuro una vera e propria stagnazione del calcio nipponico, dovuta al suo continuo cimentarsi soltanto con società del Sol Levante. Sono proprio competizioni come l’AFC Champions League a fornire alle squadre giapponesi banchi di prova importanti.

Intanto incombono i club cinesi nel calcio asiatico con delle cifre folli. Si parla di Oscar a 60 milioni di euro verso lo Shanghai Sipg. L’ingaggio di questi giocatori sicuramente migliora la qualità del campionato e della rosa, ma esiste il rischio che il cinese venga messo in ombra, ma soprattutto il rischio di una bolla speculativa?

L’espansione sportiva cinese è di assoluta attualità: ormai non passa giorno senza aver notizie di grossi investimenti nello sport professionistico da parte di colossi imprenditoriali cinesi. L’attuale Super League cinese mi ricorda una prima versione della Jleague di Saburo Kawabuchi. Ed è proprio questo paragone che mi porta a chiedermi: fino a quando potranno investire cifre così ingenti? Oggi non è dato saperlo. Inoltre esiste il problema da te esposto, ovvero la possibilità di un rallentamento della crescita del livello calcistico dei calciatori cinesi. Riguardo ciò si sta cercando di porre rimedio con un grosso investimento a livello giovanile ( basti pensare al numero elevato di scuole calcio che stanno nascendo negli ultimi anni) e con la scelta di Marcello Lippi come tecnico della nazionale maggiore.

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