Quella volta che la Cina realizzò il “Sogno Mondiale” con Bora Milutinovic

L’otto ottobre di ben sedici anni fa, la Cina festeggiava la sua prima qualificazione alla fase finale della Coppa del Mondo battendo per 1-0 in casa l’Oman nel girone di qualificazione all’Olimpico di Shenyang. Quello di Corea e Giappone fu l’unico (drastico) mondiale a cui prese parte la nazionale della Repubblica Popolare Cinese, ripercorriamo dunque le tappe fondamentali di quello storico percorso intrapreso grazie al leggendario Bora Milutinovic

L’arrivo di Bora

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La nazionale cinese negli anni ’90 con l’allargamento della fase Mondiale, si aspettava di poter raggiungere la fase finale della competizione, ma nonostante gli ingaggi di tenici stranieri, prima il tedesco Schlaupnner e successivamente l’inglese Robert Houghton, non riuscì mai a centrare l’obiettivo. In quegli anni si consolidarono come potenze asiatiche la Sud Corea e il Giappone, con la nazionale del Sol Levante che in Francia nel 1998 raggiunse per la prima volta nella sua storia la fase a gironi di un Mondiale.

Nel 2000 la Federazione Cinese decise di affidare le chiavi della nazionale venne  al veterano Bora Milutinovic, il quale aveva partecipato come allenatore a quattro edizioni dei mondiali: con il Messico nella seconda edizione azteca dell’86, con il Costa Rica a Italia ‘90, con gli Stati Uniti nel ’94 e con la Nigeria l’edizione successiva (Tutt’ora detiene il record assieme al brasiliano Carlos Alberto Parreira, per aver partecipato a cinque edizioni mondiali). Alla terza partita con la nuova guida tecnica la Cina centrò la vittoria più larga della sua storia, nelle qualificazioni alla Coppa d’Asia, 19-0 sul Guam.

La prima competizione ufficiale che vide Milutinovic guidare la nazionale cinese fu la Coppa d’Asia del 2000 in Libano. La Cina concluse il girone al primo posto e nei quarti di finale liquidò per 3-1 il Qatar, ma, come per l’edizione precedente, è ancora una volta il Giappone a rovinare i piani di gloria della Repubblica Popolare. La nazionale del Sol Levante vinse la semifinale in rimonta per 3-2, per poi trionfare per 1-0 in finale contro l’Arabia Saudita. Ennesima cocente delusione sotto il profilo calcistico, considerando il terzo posto della Cina nel medagliere delle Olimpiadi di Sidney, ma la Chinese Football Association continuò a dare fiducia all’allenatore serbo, convinta del fatto che fosse l’uomo giusto per realizzare il sogno dei mondiali, i primi che si disputarono in Asia.

Le Qualificazioni

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Con un poco di malizia, è forse corretto sostenere che la Cina abbia centrato la qualificazione al mondiale del 2002 per l’assenza delle due big nei raggruppamenti: Giappone e Corea del Sud avevano l’accesso garantito alla fase finale in quanto paesi ospitanti. Dopo un agevole primo turno concluso a punteggio pieno, la Cina dominò senza affanni il girone finale distaccando di otto lunghezze gli Emirati Arabi Uniti. La qualificazione giunse addirittura con due turni di anticipo nell’1-0 rifilato all’Oman all’Olimpico di Shenyang di fronte a 35mila spettatori. Per la prima volta nella propria storia la squadra guidata da Milutinovic riuscì a spezzare il tabù dei mondiali (episodio che non si è più ripetuto).

Si crearono grandissime aspettative per la spedizione in Corea del Sud. Giocatori e allenatori ricevettero ricchi contratti di sponsorizzazione, la febbre mondiali fece piovere denaro nelle casse delle emittenti televisive: per un solo secondo di mini spot durante le partite di cartello la CCTV5 guadagnava 6.000 dollari.

Milutinovic si affidò al blocco del Dalian Shide, arricchito dall’esperienza internazionale di Sun Jihai (Manchester City), Fan Zhiyi (Dundee United) e Yang Chen (Eintracht Francoforte). Inserita nel gruppo C con Brasile, Costa Rica e Turchia, le intenzioni dell’allenatore erano quelle di guadagnare il secondo posto alle spalle dei vice campioni del mondo.

La Spedizione

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La frenesia del momento fu ben presto smorzata, i media europei non vedevano la Cina come una compagine in grado di conseguire il passaggio del turno. The Observer nel maggio del 2002 tracciò il profilo della rappresentativa asiatica: “Le altre squadre possono intimidirli con la loro reputazione, i giocatori cinesi sono psicologicamente deboli, e potrebbero cedere di fronte un impegno molto più grande di loro. Fra i giocatori nessuno ha mai disputato partite così importanti. Nella lotta al secondo posto la favorita è la Turchia, il loro centrocampo è quello che ha più qualità fra le tre contendenti”.

Il cammino iniziò come peggio non poteva andare, la Cina perse la prima partita per 2-0 contro la Costa Rica. Dopo un primo tempo giocato alla pari, la squadra di Milutinovic calò drasticamente nella ripresa. Il cammino si interruppe con il 4-0 subito per mano del Brasile, per poi perdere anche la terza partita 3-0 contro i turchi. La spedizione mondiale per la Cina fu catastrofica, tre sconfitte e nessun gol segnato, ma quel che è peggio è il confronto con i rivali asiatici: il Giappone arrivò fino agli ottavi di finale per poi essere eliminato dalla Turchia, mentre la Corea del Sud, con clamorosi aiuti arbitrali contro Italia e Spagna, giunse in semifinale. Il mondiale segnò la fine dell’avventura di Milutinovic, e l’inizio del declino per il calcio cinese dato da continui scandali relativi a combine e scommesse che segnarono il decennio.

I Principali protagonisti della nazionale

Zhang Enhua: Difensore centrale che militava nello Dalian Shide, nella stagione 2000-2001 giocò al Grimbsy Town nelle serie minori inglesi.

Yang Pu: Bandiera del Beijing Guoan, con il quale ha trascorso tutta la carriera. Di ruolo difensore centrale, è figlio di un nord coreano, mentre la madre è di etnia Hui.

Wu Chengying: Al mondiale era il simbolo della difesa dello Shanghai Shenhua, dopo la manifestazione fece siglare il record di trasferimento per un giocatore cinese passando ai rivali cittadini dell’International per 13 milioni di rmb

Fan Zhiyi: Leader della difesa di Bora Milutinovic, dal 1998 giocava all’estero, al Crystal Palace (88 presenze in tre stagioni). Nella stagione 2001-2002 si trasferì in Scozia al Dundee United dove vinse il pallone d’oro d’Asia.

Sun Jihai: Centrale difensivo, è stato il giocatore cinese più rappresentativo all’estero. Scuola Dalian Shide, si trasferì al Crystal Palace nel 1998 assieme a Fan Zhiyi e fece ritorno in Inghilterra nel febbraio del 2002 con la maglia del Manchester City con cui giocò fino al 2008 fra Championship e Premier League.

Li Tie: centrocampista difensivo in forza al Liaoning prima del Mondiale. Dopo la manifestazione fu acquistato dall’Everton, ma dopo un’ottima prima stagione la sua carriera fu compromessa da continui infortuni

Ma Mingyu: l’oggetti misterioso del perugia di Gaucci, capitano della nazionale cinese al Mondiale. Di lui Bora Milutinovic disse: “E’ l’unico giocatore che non smette mai di pensare per tutti e novanta i minuti”.

Hao Haidong: Considerato essere l’Alan Shearer cinese, ha fatto la fortuna dello Dalian Shide e detiene il record di 41 gol segnati con la nazionale cinese

Yu Genwei: Centrocampista offensivo, un’intera carriera trascorsa con la maglia del Tianjin Teda. Ha segnato il gol qualificazione al mondiale contro Oman

Shao Jiayi: Fino al 2002 ha militato al Beijing Guoan, dopo il mondiale fu ingaggiato dai tedeschi del Monaco 1860 con cui ha giocato fino al 2006. In Germania ha vestito anche le maglie di Energie Cottbus e MSV Duisburg.

Du Wei: Ad oggi è l’unico giocatore ancora in attività e milita al Guizhou Zhicheng allenato da Gregorio Manzano. Classe 1982, ai tempi del mondiale era già da allora un punto fisso della retroguardia dello Shanghai Shenhua. Ha tentato l’avventura europea al Celtic, con un nulla di fatto, non è mai sceso in campo con la maglia degli scozzesi.

Yang Chen: il terzo “straniero” ai tempi del Mondiale, di ruolo centrocampista offensivo, militava in Germania con l’Eintracht Frankfurt con cui giocò dal 1998 al 2002, per poi vestire la maglia del St. Pauli la stagione successiva. Rimane uno dei pochi cinesi che ha lasciato un ricordo positivo nella sua carriera all’estero.

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